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Iran, islamologo Kepel: Con l’invio di soldati Usa c’è rischio nucleare

L’islamologo Gilles Kepel alla quarta settimana di guerra non si pronuncia su quando potrà finire la guerra. “Fare un pronostico è ancora difficile perché ci sono troppe incognite, tanto sulla capacità iraniana di colpire Israele e i Paesi del Golfo quanto sulla possibilità che Netanyahu e Trump riescano a distruggere il regime di Theran. Ma siamo al parossismo, ci avviciniamo cioè in modo pericoloso all’uso dell’arma nucleare. L’attacco reciproco su Natanz e su Dimona, con la teocrazia sciita sorprendentemente in grado di infliggere danni seri al sito dov’è localizzata la bomba israeliana, apre a un’escalation imprevedibile. Trump non può più uscire dal conflitto dichiarando di aver messo a tappeto la repubblica islamica perché la risposta militare ricevuta era ed è potente”, dice in un colloquio con La Stampa. E poi sotto linea come il regime iraniano fosse “preparato a questo attacco. E usando le armi del povero, come i droni Shahed da 35 mila dollari l’uno prodotti in tutto il Paese su scala industriale, è riuscito, per ora, a mettere in trappola i nemici. È un’eredità della guerra contro l’Iraq, quando l’Iran dimostrò una cultura di resistenza basata su mezzi non convenzionali. Così, pur non avendo la stessa capacità offensiva di Stati Uniti e Israele, come non ne aveva rispetto a un Saddam Hussein aiutato dall’occidente, sta infliggendo al nemico perdite notevoli, a partire dalla presa in ostaggio dei Paesi del Golfo. Si chiama ‘guerra orizzontale’ e fino a questo momento è stata catastrofica per chi l’ha dichiarata. A ciò va aggiunto il sistema organizzativo a mosaico costruito dal regime per ovviare alla portentosa capacità d’infiltrazione israeliana grazie al quale, per quanto decapitata, la teocrazia non cade e risponde colpo su colpo”. E ancora: “È una guerra di Israele. Anche l’Unione europea si tiene alla larga, con Macron ed altri leader disponibili a riattivare il commercio mondiale senza però schierare alcuna forza a Hormuz. Il blocco dello stretto è un grosso successo iraniano, con i droni marini che vanificano Patriot e portaerei quasi fossero la versione elettronica delle ondate di martiri spediti in trincea contro l’Iraq armati solo della piccola chiave del paradiso appesa al collo”.
Kepel sostiene che l’invio di soldati sarebbe una catastrofe: “L’America non può neppure ipotizzarlo. Il tema è il rischio nucleare, il momento Hiroshima: i missili caduti su Dimona che fino a ieri venivano intercettati nei cieli d’Israele”.

redazione

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