Per Raffaele Marchetti, direttore del Centro di Studi Internazionali e Strategici della Luiss, dopo quasi una settimana di guerra nel Golfo c’è un tema sul tavolo ed è “la corsa a impoverire le scorte di armamenti, di missili e sistemi anti-missilistici. Ora la scommessa è che il nemico esaurisca le scorte o non possa difendersi”. Nel dialogo con Il Sole 24 Ore, Marchetti, spiega: “L’Iran ha inizialmente utilizzato missili, ma poi subito dopo li ha sostituiti con i droni, che hanno un costo enormemente inferiore e dei quali dispone di un numero molto altro. Certamente i paesi attaccati hanno fatto ampio uso dei sistemi di difesa, specie Israele, il cui costo è dieci volte tanto. Questa è la strategia iraniana: indebolire le misure di protezione per poi sparare una seconda ondata”. Gli Usa hanno tanti missili “ma in patria. Nel Golfo ne hanno una quantità inferiore, e sarebbe una questione di tempo”. E ancora: “Alcuni missili iraniani hanno caratteristiche che li rendono quasi non intercettabili, e al momento li usano con il contagocce. La strategia americana è quindi ora di indebolire al massimo i sistemi di difesa e gli arsenali, ed una corsa contro il tempo, per evitare che si arrivi in una situazione in cui i paesi arabi del Golfo, oltre a Israele, si trovino in difficoltà per mancanza di dispositivi protettivi”.
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