“Secondo il modo di pensare costitutivo della Repubblica Islamica, qualunque azione da intraprendere deve mirare esclusivamente alla sopravvivenza e alla preservazione della Repubblica Islamica stessa. Nient’altro”. Lo dice Mahmoud Amiri Moghaddam, accademico e attivista per i diritti umani norvegese-iraniano, nonché fondatore dell’Ong Iran Human Rights in un colloquio con La Stampa. Poi aggiunge: “La Repubblica islamica, in ossequio al proprio principio costitutivo, cerca in ogni modo di sopravvivere: se le venisse fornita una garanzia seria riguardo un’eventuale cessazione degli attacchi statunitensi, essa prenderebbe la decisione più adatta al fine di preservare sé stessa”. E ancora: “L’Iran farà tutto ciò che è in suo potere per salvaguardare il sistema. A tal fine potrebbe continuare la guerra per trovarsi poi, nel caso di eventuali negoziati, nella posizione di poter pretendere il massimo. Non dimentichiamo che è il popolo iraniano a rappresentare la minaccia più pericolosa per la Repubblica Islamica, non le bombe americane o israeliane. Al regime non importa più di tanto se l’intero Paese diventa un cumulo di macerie, purché esso mantenga il potere”.
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