L’import italiano dalla Cina ha superato i 60 miliardi di euro nel 2025 (+16,4% sul 2024), ma anche in questo caso il dato aggregato nasconde dinamiche complesse. La crescita è infatti fortemente concentrata in due settori: il farmaceutico, dove gli acquisti sono decuplicati (quasi +1000% evidenziando la natura precauzionale di una filiera interconnessa Cina-Italia-Stati Uniti; l’aumento dell’import dalla Cina è concentrato su principi attivi e preparati medici) e, per il valore di prodotti finiti che trainano l’import verso gli USA, gli autoveicoli (+63%). Al netto di questi due comparti, l’import dalla Cina è rimasto sostanzialmente stabile. Il dato più rilevante non è tanto la variazione annuale, quanto la tendenza strutturale di medio periodo: dal 2019 al 2025 la quota di mercato cinese sul totale degli acquisti italiani extra-UE è cresciuta di circa 20 punti percentuali sia nel farmaceutico sia negli autoveicoli. Anche nel chimico, strettamente legato alla farmaceutica, la quota cinese è esplosa dal 16,7% del 2019 al 47% del 2025. Si tratta di settori ad alta e media intensità tecnologica, strategici per la salute e la sicurezza pubblica, dove la competizione di paesi terzi si fa più intensa e non solo sul prezzo. In passato, la quota di prodotti a media-alta tecnologia sull’export cinese complessivo è balzata dal 28% del 2019 al 42% del 2025, raggiungendo e superando l’Eurozona dell’Unione Europea. E’ quanto emerge dal Rapporto di previsione presentato oggi da Confindustria su ‘Guerre, dazi, incertezza, a rischio la crescita’.
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