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Iran, Mogherini: Serve obiettivo comune, Teheran non negozia se si sente minacciata

Federica Mogherini nel 2015 a Vienna guidava la diplomazia Ue nella veste di Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri nei negoziati sul nucleare con l’Iran, dove al ta volo sedeva il 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Regno Unito più la Germania) . Quel giorno è stato firmato l’accordo storico tra Repubblica islamica e Stati Uniti, il Jcpoa Act, stracciato da Donald Trump nel 2018. Al Corriere della Sera racconta i momenti più delicati: “Due: la difficoltà tecnica, perché nel campo del nucleare un piccolo dettaglio può cambiare totalmente l’esito della partita. E il contesto politico negli Stati Uniti e in Iran. Avevamo la consapevolezza che qualsiasi esito avrebbe dovuto essere accolto dalle rispettive leadership e opinioni pubbliche. Dovevamo mettere in sincronia la percezione dei due Paesi, che si trovavano agli estremi di quel tavolo e che da 35 anni non si parlavano”. Allora come oggi ci sono falchi Usa e iraniani: “Quelli di oggi sono molto più duri perché si rafforzano in contesti di conflitto. Per noi è stato fondamentale passare dalla logica del mondo occidentale che vince, a quella di avere uno scopo condiviso e quindi una situazione in cui tutti vincono”. Poi Mogherini aggiunge: “Serviva un obiettivo comune. L’Iran aveva l’obiettivo di farsi togliere le sanzioni, e la comunità internazionale, invece, voleva che la Repubblica islamica accettasse i limiti al suo programma nucleare, e, soprattutto, che l’Agenzia atomica avesse pieno accesso per le verifiche. Era uno scenario win win e per questo ha funzionato”. Mentre oggi “se Trump ha intenzione di usare il metodo ‘io vinco, tu perdi’ sarà difficile vedere la leadership iraniana sedersi a quel tavolo. Negozieranno se si sentiranno rispettati e non sotto minaccia”.

redazione

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