Se lo Stretto di Hormuz riaprisse nelle prossime settimane, gran parte della produzione interrotta potrebbe essere ripristinata abbastanza rapidamente. Nella maggior parte dei casi, il principale collo di bottiglia sarà la logistica per la ripresa dei flussi di esportazione e la gestione in sicurezza dell’avvio dei giacimenti, piuttosto che la capacità di estrazione. Lo segnala Wood Mackenzie, indicando che Arabia Saudita e Iraq hanno già aumentato preventivamente la produzione negli ultimi giorni. Ipotizzando che gli operatori scelgano una ripresa graduale e controllata, gli analisti spiegano che i giacimenti interessati dalla chiusura dello Stretto potrebbero tornare al 70% della produzione precedente entro tre mesi e al 90% entro sei mesi. Per raggiungere l’ultimo milione di barili al giorno circa ci vorrà molto più tempo.
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