Andrea Billi, geologo dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Cnr, spiega a Il messaggero cosa sta succedendo in Emilia Romagna: “«I mutamenti climatici hanno alterato gli equilibri precedenti. L’inverno è stato molto secco. Prima c’è stata la siccità, ora queste precipitazioni così ravvicinate non danno tempo al terreno di assorbire le acque, che si concentrano in ruscelli e fiumi. Poi ci sono le alterazioni causate dall’uomo: consumiamo una grande quantità di terreno ogni anno, siamo il quarto Paese a livello europeo da questo punto di vista, ma la situazione geologica altrove non è così complicata”. Poi Billi dice che “dedichiamo davvero poca cura al territorio. Ci riempiamo la bocca della parola ‘ambiente’,
ma, nella pratica, facciamo poco. Mancano vie di fuga per le acque. E si possono creare anche in aree già molto costruite, realizzando vie di drenaggio sotterranee. Bisogna prevederle se si può fare”. Qual è la soluzione? “Serve il presidio diffuso di geologi e tecnici. Occorrerebbe inserire nei fascicoli di fabbricato, anche informazioni geologiche per presidiare il territorio. E le assicurazioni dovrebbero dotarsi di tecnici ad hoc. Bisogna, inoltre, fare educazione nelle scuole. Fino ad oggi, si è contato sul fatto che le precipitazioni frequenti erano poche e si potevano tamponare i loro effetti. Adesso non è più così”.
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