Anie Confindustria lancia un allarme chiaro: oltre 60 miliardi di euro di produzione italiana dipendono da materie prime critiche importate. Filiere fragili, dunque, in un contesto geopolitico che non concede tregua. Come riporta Il Sole 24 Ore, le crisi globali hanno scoperchiato la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento. E a pagarne il prezzo è soprattutto il settore elettrotecnico ed elettronico, strategico per la doppia transizione ma dipendente da litio, rame e terre rare provenienti da Cina e Congo. Secondo lo studio di The European House – Ambrosetti e Anie, il 70% ha diversificato i mercati di fornitura, il 49% ha potenziato i magazzini e quasi quattro aziende su dieci hanno avviato la revisione dei propri processi produttivi, si legge ancora sul quotidiano di Confindustria. Fra le azioni implementate o da perseguire da parte delle aziende: l’uso di tecnologie predittive e modelli digital twin per ottimizzare la logistica; collaborazioni verticali con i fornitori per attività di ricerca e sviluppo; ricerca di materiali alternativi meno esposti ai rischi geopolitici; recupero di materiali da scarti industriali e prodotti dismessi; investimenti in impianti di riciclo avanzato, anche in collaborazione con enti locali e università.
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