iIl kuwaitiano Adnan Shihab-Eldin, ex segretario generale ad interim dell’Opec e oggi professore Oxford, sul petrolio esclude gli scenari estremi. “All’inizio della guerra molti pensavano che il prezzo sarebbe salito a 150, 200, perfino 300 dollari. Non è successo e non credo succederà. Quelle previsioni erano basate su quanto accadeva cinquanta o sessant’anni fa, quando l’offerta era molto più concentrata in pochi Paesi e il petrolio dominava il sistema energetico. Oggi ci sono molti più produttori, a cominciare dagli Usa, e molte più fonti di energia”, spiega in un’intervista a Repubblica. E aggiunge: “Ci sono le rinnovabili, il gas, il nucleare, l’elettrificazione, e soprattutto gli stoccaggi: questa crisi ha mostrato quanto siano importanti. Anche la Cina ha accumulato enormi riserve e nei primi mesi il loro utilizzo è stato probabilmente uno dei fattori più importanti nel limitare l’aumento dei prezzi. A questo si aggiunge il calo della domanda, che abbiamo già visto, quando i prezzi salgono”. Goldman Sachs parla di 120 dollari al barile: “Ho creato un piccolo modello, molto semplice. Indica un aumento fino a circa 120 dollari e poi una discesa. Ora i prezzi possono oscillare, a seconda di quanto petrolio continua a fluire e delle aspettative sulla guerra. Se si fermasse il 90% dei flussi attraverso Hormuz per alcuni mesi potremmo tornare a 120 dollari. Ma non oltre”.
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