Ex Ilva, Calderone: “Su indotto sempre attivi, riformiamo Assegno ricollocazione Cigs”

Restano i dubbi sul futuro dell’ex Ilva, ma in attesa che si delinei l’esito del negoziato per la cessione ci sono i lavoratori a cui dare risposte immediate. Il tavolo di confronto a Palazzo Chigi è servito a stoppare i 2.500 licenziamenti collettivi nell’indotto, che non è poco, sia chiaro, però non risolve i problemi.

Dalle opposizioni il pressing è alto, ma dal governo è la ministra Marina Elvira Calderone a respingere alcune delle accuse. In particolare, per la responsabile del Lavoro e Politiche sociali “non risponde al vero” che l’esecutivo “non si sia già impegnato e il ministero non abbia messo in campo misure per i lavoratori dell’indotto, perché con norme di legge precedenti, già dal 2024 ci siamo occupati” del tema.

Calderone ribadisce che “sono in corso le valutazioni delle manifestazioni d’interesse, compresa quella della cordata italiana, alla quale hanno aderito 14 importanti aziende siderurgiche”. L’obiettivo è “garantire a Taranto un futuro industriale, accompagnando la necessaria transizione verso una produzione siderurgica sostenibile con la tutela dell’occupazione e delle competenze”, proprio per questo vuole “rassicurare” sul fatto che il dicastero di via Veneto “non solo utilizza tutti gli strumenti a nostra disposizione”, ma si impegna anche “a riformare quegli strumenti che necessitano di un adeguamento per le esigenze del momento, a partire dall’Assegno di ricollocazione Cigs, che sarà ancor più efficace per le procedure di transizione, riqualificazione e riaccompagnamento, insieme a tutte le altre politiche attive che noi stiamo mettendo in campo”.

Le parole di Calderone, però, non convincono il Pd. “Sulle tante crisi industriali la ministra ha fatto un lungo elenco di ‘faremo, vedremo, ci misureremo’, quindi cosa ha fatto in questi quattro anni di governo?”, punge la capogruppo dem alla Camera, Chiara Braga, citando le vertenze Electrolux, Beko, Natuzzi, i casi di delocalizzazione e, ovviamente, l’ex Ilva: “Nessuna azione politica efficace per prevenire iniziative dirompenti come l’avvio delle procedure di licenziamento di 2.500 lavoratori dell’indotto, che solo ieri sono state temporaneamente sospese”.

Non è da meno il M5S: “Governo totalmente allo sbando sulle vicissitudini dell’ex Ilva”, è il commento della capogruppo pentastellata in commissione Industria e Agricoltura del Senato, Sabrina Licheri. Così come da Iv è Davide Faraone a mettere nel mirino il ministro delle Imprese e del Made in Italy: “Nonostante sia il responsabile dello stallo in cui si è finita l’ex Ilva, Adolfo Urso è ancora tranquillamente al suo posto. Ha prodotto danni incalcolabili, l’unico risultato – conclude – è stato quello di venire di fatto commissariato da Mantovano, che gli ha sfilato il dossier”.

Chiara Troiano

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