Per l’Italia non ci sono rischi di approvvigionamento di greggio, almeno per il momento. Anche perché, dati alla mano, nel 2025 solo il 6% del petrolio destinato alla penisola (circa 3,3 milioni di tonnellate) – e, per una grossa parte (l’80%) proveniente dall’Iraq -, è transitato attraverso lo stretto di Hormuz. Lo riporta il Sole 24 Ore che cita anche alcune dichiarazioni di Gianni Murano, presidente di Unem: “Al momento, sotto il profilo degli approvvigionamenti di greggio, la situazione per il mese di aprile non evidenzia criticità. Per quanto riguarda i prodotti finiti, l’attenzione resta invece elevata sul jet fuel, considerato che il nostro Paese è importatore netto per oltre il 50% dei consumi. Se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi nel tempo, il tema non riguarderebbe più soltanto i prezzi ma anche la disponibilità fisica dei volumi”. E ancora: “
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