“Direi che quel che è accaduto al recente congresso del Partito comunista è assai importante: il primo ministro nel suo discorso ha ripetuto un numero considerevole di volte, mai tante nella storia cinese, l’espressione ‘aumento dei consumi’. Non siamo sicuri che questo possa avverarsi, ma è un fatto nuovo: per loro si può riequilibrare la diminuzione dell’export con l’aumento dei consumi interni. Un primo, implicito passo per rendere più praticabile una eventuale, ora lontana, collaborazione con l’Europa. Secondo perno, gli investimenti cambiano: non più case ed infrastrutture ma tecnologia”. Così Romano Prodi in un colloquio con La Stampa. Sull’eventualità che i cinesi possano scommettere sull’Europa aggiunge: “Intanto è in corso una non-detta e silenziosa apertura agli europei. Per dirne solo una: per la prima volta nella mia vita non ho avuto bisogno del visto per entrare in Cina, mentre per andare qualche mese fa ad Harvard ho chiesto il visto all’ambasciata americana. Un paradosso che qualcosa ci dice”. Prodi parla anche del ciclone Trump: “Sta tornando il rapporto tra Germania e Francia, i due pistoni del motore europeo. Ma l’Italia è sempre stata determinante per chiudere il patto decisionale e trasferirlo all’interno dell’Unione. Ecco perché il problema italiano diventa un problema serio: il governo dovrà prendere una decisione tra l’Europa e Trump e non sarà facile. Ma dovrà farlo in un breve arco di tempo”.
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