“Le nuove sanzioni decise dal governo tedesco non basteranno a dissuadere Putin, ma sono un segnale chiaro e necessario che in futuro questo tipo di attività comporterà un prezzo da pagare”. Lo dice l’ambasciatore Wolfgang Ischinger, presidente della Munich Security Conference, il think tank che ogni anno organizza nella capitale bavarese il più importante convegno sulla politica estera e di sicurezza dell’intera agenda mondiale. In una intervista a Il Corriere della Sera spiega che azioni come quella di Lipsia “vanno chiamate per quello che sono: atti di guerra o di terrorismo”. Poi spiega perché la Germania è nel centro del mirino russo: “Perché non c’è un altro Paese in Europa costretto a modificare più radicalmente il suo atteggiamento in politica estera. Siamo quelli che avevano investito di più, probabilmente in modo irresponsabile, sulla cooperazione con la Russia. I cambiamenti già accaduti — come la Zeitwende dell’ex cancelliere Scholz, le decisioni in campo energetico o le sanzioni — sono più dolorosi da noi che altrove. Putin ha capito che queste decisioni non necessariamente aiuteranno il cancelliere Merz e la Cdu a ottenere risultati elettorali migliori nelle elezioni di domenica in Sassonia-Anhalt o in quelle successive. Anzi. Nelle regioni orientali l’AfD cavalca una convinzione diffusa che dovremmo riprendere la cooperazione economica e politica con Mosca”. E ancora: “I russi hanno iniziato a prendere di mira i Paesi che svolgono un ruolo cruciale nelle linee di rifornimento dell’Ucraina, fra i quali la Germania svolge un ruolo primario. Mosca vuol rendere più doloroso anche l’aiuto a Kiev. Ma l’elemento più importante in questa strategia è il nucleare”.
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