“Per il cittadino la disinformazione può diventare una trappola nella quale è facile cadere: un dibattito architettato con l’intelligenza artificiale può catturare l’attenzione e coinvolgere persone già fidelizzate con gli algoritmi per intercettare i loro interessi, persone che non si rendono conto del rischio che la propria opinione ne possa uscire distorta”. Così Nunzia Ciardi, vicedirettore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e già a capo della polizia postale, in una intervista a Il Corriere della Sera. Ciardi lancia l’allarme sulle nuove forme di infiltrazione e anche di guerra ibrida con le quali l’Italia si sta confrontando da anni, ma che sembrano negli ultimi mesi aver avuto nuovi e inquietanti impulsi: “Quando si vive in contesti storici turbolenti come questi, la guerra ibrida diventa sempre di più un fenomeno con il quale dovremo fare i conti. Anche perché la cifra che la distingue nel dominio digitale oggi è la dissoluzione dei confini fra fenomeni differenti. Difficile insomma dare un’etichetta a determinati eventi: quando ci troviamo di fronte a un attacco a infrastrutture importanti come ospedali, oleodotti o acquedotti è molto complesso capire se si tratti di crimine ordinario a fini di lucro (come il ransomware con richiesta di riscatto), spionaggio, aggressione da parte di uno Stato ostile oppure criminalità tollerata o sponsorizzata da uno Stato non amico”.
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