“Molti pensano che Putin sia come Stalin. Non è affatto così. Certo, in larga misura il sistema si regge anche sulla paura, ma per lui la legittimità popolare resta fondamentale. Poiché Putin identifica se stesso con Russia Unita, i risultati del partito sono essenziali. E un mio ingresso nella Duma significherebbe una cosa molto semplice: che un numero enorme di cittadini non sostiene né Putin né la guerra”. Così a Repubblica Boris Nadeždin, l’unico candidato anti-guerra a sfidare Vladimir Putin alle elezioni presidenziali del 2024. Quanto al consenso di Putin dice “I sondaggi ufficiali continuano a indicare un sostegno elevato, ma quel consenso si basa soprattutto sull’assenza di alternative: è cresciuta un’intera generazione che non ha conosciuto nessun altro leader. Allo stesso tempo, però, sta aumentando la quota di persone che comprende come molti dei problemi del Paese siano la conseguenza diretta delle politiche di Putin. È proprio una delle ragioni per cui mi hanno estromesso dalla competizione elettorale: sono una delle poche persone che riescono a spiegare in modo convincente ai cittadini qual è la vera causa dei loro problemi”. E ancora: ” Circa due terzi dei russi sono a favore dei negoziati di pace. Certo, ci sono differenze su cosa si intenda per ‘fine della guerra’: per alcuni significa la vittoria su Kiev, per altri semplicemente la cessazione dei combattimenti. Ma il dato fondamentale è che il sostegno a una soluzione negoziata continua a crescere. Esistono poi altri sondaggi che mostrano come sempre più persone ritengano che la situazione del Paese stia peggiorando. La gente è arrabbiata e stanca della guerra, su questo non ci sono dubbi”.
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