“Già l’anno scorso a causa della mancanza di precipitazioni sono andati persi circa 26.000 ettari di campi coltivati a riso, di cui la maggior parte, 23.000, situati nel Pavese, e il resto in provincia di Novara. Quest’anno le indicazioni che arrivano dai sondaggi di semina tra i produttori non mettono di buon umore: si stima una superficie seminata a riso in Italia di 211.000 ettari, contro i 218.000 dell’anno scorso. Il calo è di circa 7.400 ettari, -3,4%”. Lo dice Paolo Carrà, presidente di Ente Nazionale Risi in una intervista a La Stampa. “Non siamo ancora in grado di dire se questa riduzione sarà contenuta o procederà secondo le previsioni – continua Carrà -, perché ancora oggi, soprattutto nelle aree marginali o in quelle zone in cui l’anno scorso ci sono stati maggiori danni dalla siccità, ci sono agricoltori che devono ancora capire cosa fare. La situazione è di assoluta preoccupazione, direi. I dati legati sia alle precipitazioni nevose, sia riferiti alla pioggia, sono al di sotto della media. E senz’acqua sicuramente nascono dei problemi: se il terreno è secco la pianta muore. Oltre a questo, l’acqua all’interno della risaia ha la funzione di proteggere la piantina di riso dagli sbalzi termici. La mancanza di questa coperta può comportare sterilità, che non porta alla produzione dei chicchi”.
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