Fabio Ciciliano, capo del dipartimento della Protezione Civile, dice in una interista a La Stampa che “era previsto che ci fosse un’ondata di caldo, non c’è nulla di cui stupirsi. La riduzione di acqua disponibile provoca poi un aumento di suscettibilità agli incendi, infatti abbiamo allungato la campagna di contrasto agli incendi boschivi di un mese. Quest’anno andrà dal 15 giugno al 15 ottobre”. E ancora: “La siccità rende tutto più difficile. In particolare, ad avere problemi è chi si trova a valle come l’Emilia Romagna o il Veneto. Non c’è nulla di nuovo, per l’acqua si facevano guerre in passato e a vincere era chi, a monte, la governava. Per l’acqua si torna a combattere ora che è di nuovo un bene di cui c’è scarsità e a essere favorito è sempre chi si trova a monte. La gestione migliore dell’acqua è una gestione condivisa, ci deve essere una solidarietà istituzionale”. E ancora: “A fine giugno c’è stata una cabina di regia per la gestione del fiume Po ma non si è trovata una soluzione comune. Però non esiste un’alternativa: l’acqua che cade in quantità sempre inferiori va conservata. Se c’è meno acqua e ci sono meno depositi, diventa necessario evitare sperperi, quindi, deve esserci una maggiore capacità di conservare l’acqua che arriva durante le piogge. È poi necessario migliorare la distribuzione dell’acqua. Per riuscire a fare tutto questo, diventa fondamentale la solidarietà istituzionale”. Ciciliano poi conclude: “Bisognerebbe far capire ai decisori politici che spendere in prevenzione può sembrare un costo nel breve periodo ma nel lungo periodo è un risparmio. Purtroppo. invece, siccome le attività di prevenzione non fanno rumore e non creano nemmeno consenso, il politico di turno, a qualsiasi livello, è un po’ refrattario ad agire investendo nel futuro. C’è poi un’altra questione che andrebbe affrontata per migliorare la prevenzione”.
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