“Il primo mattone costruito sulla luna resterà lì”. Lo dice Valentina Sumini, che voleva diventare astronauta e che fa l’architetta . “Creiamo il problema, poi cerchiamo la soluzione. Minimizzare l’uso delle risorse e il loro riutilizzo sono temi che coinvolgono anche la ricerca spaziale”, aggiunge nel colloquio con nil Corriere della Sera. Sumini tiene un corso in ‘Architecture for Human Space Exploration’ al Politecnico di Milano: “Si stanno gettando le basi del primo villaggio sulla superficie del satellite terrestre”, racconta. Pronto sulla carta, meno nella realtà: “Non potendo inviare dalla Terra tutto il materiale necessario per costruire, si ipotizza di usare robot capaci di sinterizzare la regolite lunare, l’insieme dei sedimenti che compongono lo strato più esterno dei pianeti. È necessario creare delle infrastrutture per isolare dalla minaccia delle radiazioni cosmiche i potenziali moduli pressurizzati, sia usando la regolite sia l’acqua ricavata dal ghiaccio lunare”.
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