Ryanair è in allarme. La più grande compagnia aerea d’Europa riesce a farsi garantire dai fornitori il cherosene fino alla fine di maggio e rischia di pagare fino a 600 milioni di dollari in più in un anno a causa dell’impennata del prezzo del petrolio, pur avendo acquistato a valori ‘calmierati’ nei mesi scorsi, l’80% del suo fabbisogno. Lo dice il ceo del gruppo, Michael O’Leary in una intervista a Il Corriere della Sera. “Al momento, tutte le compagnie petrolifere dicono che non c’è rischio di forniture durante maggio, ma non siamo ancora sicuri di giugno”, sottolinea.
O’Leary poi aggiunge: “La domanda di viaggio per noi è stata forte a Pasqua. Vediamo un po’ di debolezza al momento per giugno, luglio e agosto. Pensiamo che la gente stia esitando a prenotare. C’è molta narrazione mediatica del tipo ‘Oh, i voli verranno cancellati, il mondo rimarrà senza petrolio’. Poi c’è quel defic… dell’Agenzia internazionale dell’energia che se ne esce dicendo che l’Europa è arrivata alle ultime sei settimane di carburante per jet”, attacca. E ancora: “L’Europa immagazzina circa sette settimane e mezzo, otto settimane di jet fuel. L’Europa non è a corto di carburante”, ma “certo, se la guerra dovesse proseguire e se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso, ci sarebbe un rischio per forse il 10-20% del cherosene. Però a parte Q8 nel Regno Unito, che per ora non riceve jet fuel dal Kuwait, tutti gli altri fornitori in Europa stanno ricevendo il cherosene”. Però “nessuno di noi è sicuro di nulla», chiosa O’Leary. “E non posso esserlo nemmeno io se i miei fornitori, le più grandi compagnie petrolifere del mondo, possono garantire il 100% delle forniture solo fino alla fine di maggio”, evidenzia.
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