È ancora presto per parlare di una vera crisi del regime russo, sostiene Tatyana Stanovaya, fondatrice del centro di analisi R.Politik. Ma, come ha raccontato a La Stampa, il sistema è sotto forte pressione e ha perso il proprio equilibrio interno. “Parlerei di assenza di consenso, di visioni differenti su come affrontare i problemi interni ed esterni. Ma questo non significa che il regime sia in crisi. Una crisi è una situazione in cui è in gioco la sopravvivenza stessa del sistema, e io oggi non vedo questo rischio”, spiega. E poi aggiunge: “La novità è che, negli ultimi anni, il regime si è retto su un consenso forte, sia tra le élite sia nella società, sull’idea che la guerra dovesse essere vinta. Oggi, pur esistendo ancora quel consenso, sono sempre più evidenti le differenze nella comprensione di come vincere la guerra. Nei primi anni le persone riuscivano ancora ad adattarsi al conflitto. Adesso invece si scontrano con difficoltà quotidiane: a causa delle restrizioni su Internet non riescono a chiamare un taxi, a prelevare denaro, a pagare con la carta. E questo irrita enormemente. Tutto questo si somma al fatto che non si capisce quanto durerà la situazione né per quale motivo stia accadendo tutto ciò. Il governo non dà risposte adeguate a queste domande”. E ancora: “Per la prima volta da molto tempo vediamo una resistenza interna significativa contro decisioni prese da una parte del sistema. Il problema principale è che il sistema sta perdendo equilibrio. Le decisioni sul blocco di Internet vengono prese in modo frammentario, senza un piano coordinato. Dopo l’arresto di Pavel Durov a Parigi, nell’Fsb è nata la convinzione che Telegram rappresenti una vulnerabilità rispetto ai servizi occidentali. Il resto del sistema è costretto ad adattarsi senza discussione”.
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