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Ue, economista Reichlin: Nuovi equilibri in Europa, serve un altro compromesso

“Per trent’anni l’Europa ha vissuto dentro un equilibrio implicito, raramente dichiarato ma sempre decisivo: la Germania era il perno economico dell’Unione, ma il suo potere era ‘europeizzato’, incanalato e vincolato da regole comuni. Quel compromesso nasce a Maastricht, all’inizio degli anni Novanta, quando la Francia accetta la riunificazione tedesca in cambio della moneta unica. La rinuncia al marco non fu solo un gesto economico: fu il prezzo politico che Berlino pagò per rassicurare i partner e restare saldamente dentro la casa europea”. Lo scrive in un. suo intervento su Il Corriere della Sera l’economista Lucrezia Reichlin. “Da quell’accordo discende l’architettura che conosciamo: una Banca centrale indipendente, la stabilità dei prezzi come obiettivo quasi esclusivo, regole fiscali rigide”. Oggi, però, “quel mondo non esiste più”, aggiunge. E spiega: “L’Europa è circondata da un ambiente geopolitico ostile, combatte una guerra sul proprio confine orientale, dipende tecnologicamente dall’estero in settori strategici e dispone di capacità di difesa collettive insufficienti. In questo contesto dovrebbe investire massicciamente in tecnologia, sicurezza ed energia, e prepararsi a una trasformazione industriale di scala continentale”.
Si legge ancora: “La Germania torna a essere un grande spenditore e un potenziale hub industriale e tecnologico anche nel settore della difesa. E lo fa forte di una capacità fiscale che pochi altri Paesi europei possiedono. Il paradosso è evidente: le regole di Maastricht non sono più adatte nemmeno alla Germania che le aveva volute. In teoria, questo sarebbe il momento per un nuovo compromesso europeo: debito comune, investimenti condivisi, una vera politica industriale e tecnologica continentale. In pratica, è difficile immaginare che sia la Germania a guidarlo spontaneamente. Europeizzare questi sforzi significherebbe per Berlino concentrare rischi politici e finanziari, rallentare decisioni urgenti e condividere un vantaggio che oggi può esercitare a livello nazionale. Dal punto di vista strettamente tedesco, l’incentivo resta debole”.

redazione

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