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Ue, Fornero: Fare nuovo debito non è una panacea

“Nei momenti difficili, gli statisti indicano una direzione, la spiegano ai cittadini e adottano le misure necessarie per perseguirla. I populisti, invece, tendono a individuare “capri espiatori” sui quali convogliare il malcontento collettivo. E’ il caso dell’Europa: che meriti critiche è fuori discussione; sostenere però che essa sia la causa principale delle difficoltà italiane e, soprattutto, che impedisca di affrontarle seriamente, appare una semplificazione fuorviante (come dimostrato anche dai tanti giovani che lasciano l’Italia in cerca di opportunità)”. Lo scrive su la Stampa Elsa Fornero, ex ministra del Lavoro. Si legge ancora: “Dopo quattro anni di governo, una stabilità politica rara nella storia recente e circa 200 miliardi di fondi europei destinati a riforme e investimenti — dunque a rafforzare il potenziale produttivo del Paese — la Presidente Meloni non ha trovato di meglio che addossare all’Europa i tanti lacci e le gabelle improprie che ci impedirebbero di crescere e di chiedere alla Commissione Europea il «coraggio della flessibilità». La storia dei “dazi interni europei” non è nuova. Anche Christine Lagarde, Presidente della Bce, vi ha fatto recentemente riferimento richiamando l’attenzione sugli ostacoli regolatori che ancora frammentano e intralciamo il mercato unico europeo. Senza questi vincoli alcuni prezzi potrebbero ridursi addirittura del 60 per cento e altri, soprattutto tra i servizi, persino azzerarsi. Dunque, l’Europa avrebbe regole e procedure che sono una pura tassa, un inutile intralcio al perseguimento del benessere dei cittadini europei. Si trascura spesso, però, che si tratta di norme adottate a salvaguardia dei diritti, della natura, del clima, della trasparenza dei governi e delle imprese”.
Fornero poi dice: “Quanto alla ‘flessibilità’, in cosa consisterebbe il coraggio auspicato per introdurla? Semplice: nella possibilità concessa ai Paesi che ne facciano richiesta (e figuriamoci se l’Italia ne starebbe fuori!) di sostenere in disavanzo – in deroga al Patto di Stabilità da Meloni stessa firmato – le spese per far fronte alla crisi energetica, come già previsto per le spese per la difesa. Come se fare nuovo debito – senza che la Ue ce lo imputi, impedendoci di uscire anche l’anno prossimo dalla procedura di infrazione, dopo l’obiettivo mancato nel 2025 – sia cosa desiderabile in sé, una panacea i cui benefici ci sarebbero sottratti dall’Europa. Quanti cittadini si possono ancora illudere con le favole del ‘bene comune’ a portata di mano che soltanto la ‘cattiva matrigna’ Europa ci impedisce di cogliere?”.

redazione

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