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Ue, Noci (PoliMi): Gli Stati Uniti d’Europa sono una necessità tecnica

“Non c’è una tempesta isolata all’orizzonte: è cambiata la fisica del mare. Il punto di rottura ha un nome preciso: Donald Trump. Con lui non si è cambiato rotta, si è strappata la mappa. Il diritto internazionale è diventato un’opzione negoziabile, la legge del più forte una consuetudine, l’imprevedibilità una strategia deliberata. Non si governa più il sistema: lo si stressa, lo si provoca, lo si porta al limite per vedere cosa cede per primo. In questo scenario la politica estera non orienta la rotta, produce onde. E ogni onda, oggi, è più alta della precedente. Questa instabilità è geopolitica. Demografia, Intelligenza artificiale e finanza non ne sono le conseguenze: ne sono le forzanti primarie”. Lo scrive Giuliano Noci, professore Ordinario in Ingegneria Economico- Gestionale presso la School of Management del Politecnico di Milano, in un suo intervento su Il Sole 24 Ore. Si legge ancora: “Oggi quel porto non è chiuso, ma non è più rassicurante. Quando il comandante minaccia di cambiare rotta a ogni conferenza stampa, anche la nave più solida comincia a imbarcare diffidenza. Non stupisce che oro e argento tornino protagonisti: quando la bussola impazzisce, si cercano pesi morti che non mentono”. Noci poi dice: “L’Europa continua a lucidare lo scafo industriale, come se la velocità dipendesse ancora dall’acciaio e non dal software. Molti Paesi emergenti scoprono che il vantaggio del basso costo del lavoro evapora. L’Ia non rende il mare più equo: lo rende spietatamente selettivo. Il secondo fattore è demografico. Europa e Cina entrano in un inverno lungo e silenzioso, mentre l’Africa si prepara a un’esplosione di equipaggi giovani. Il problema non saranno solo i flussi migratori, ma il differenziale di spinta. Alcune economie rallenteranno per mancanza di uomini e donne a bordo, altre cresceranno per eccesso di energia”. E infine: “In questo scenario l’Europa è la stiva naturale delle tensioni globali. Subisce ogni corrente: quella trumpiana, perché fondata sulle regole proprio mentre le regole vengono demolite; quella tecnologica, perché priva della massa finanziaria necessaria a competere sull’Ia; quella demografica, perché invecchia mentre il mondo accelera. È troppo grande per essere irrilevante, troppo frammentata per essere decisiva. E soprattutto continua a discutere di dettagli mentre il livello dell’acqua sale. Gli Stati Uniti d’Europa non sono un esercizio idealista, ma una necessità tecnica. Unione bancaria, debito comune, politica industriale condivisa non sono bandiere ideologiche, ma paratie stagne. Perché in mare aperto, senza fari e con correnti che cambiano improvvisamente, navigare in ordine sparso non è pluralismo.

redazione

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