“È stato un duro colpo per il nuovo Venezuela, proprio quando ci stavamo abituando a notizie positive che cambiano le prospettive per il futuro”. Lo dice il leader studentesco Miguel Barone, di origini campane, si dà un gran daffare a coordinare la raccolta di beni di prima necessità per gli sfollati del terremoto nel cuore dell’enorme Università centrale di Caracas. In un colloquio con il Corriere della Serra aggiunge: “È un ostacolo al raggiungimento di ciò che vogliamo, ma anche questa esperienza conferma quanto lo Stato ha deluso i venezuelani. Troppe persone sono morte a La Guaira in attesa di una risposta dal governo, che non è mai arrivata perché non erano preparati per un disastro naturale di questa portata”. Non incontra i favori il governo di Delcy Rodríguez: “Assolutamente no, per niente. E così la pensa la stragrande maggioranza dei venezuelani, giovani e no. Anche se bisogna riconoscere, e non so se sia dovuto a un’iniziativa personale o alla situazione, che è in atto un processo di apertura, di maggiori libertà. Ma è la continuazione del regime precedente, e noi chiediamo elezioni libere”. E ancora: “Siamo consapevoli che il terremoto impedisce un processo elettorale a breve termine, entro quest’anno, ma speriamo che si avviino i passi necessari per il rinnovamento di tutti i poteri pubblici. Vogliamo un nuovo Consiglio elettorale nazionale di cui ci possiamo fidare, il reintegro di tutti i politici privati dei diritti civili, la restituzione delle tessere di partito…”.
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