GIORGIA MELONI PREMIER
Giorgia Meloni promuove il suo governo. Fin qui, nulla di strano. La premier sulle colonne di ‘Milano Finanza‘ traccia un bilancio dei traguardi economici raggiunti in questi quattro anni e parte da un dato: “L’economia italiana sta tenendo bene. E i dati dei primi trimestri 2026 sono incoraggianti, con una crescita dell’1% rispetto ad aprile-giugno 2025 e una progressione acquisita per il 2026 dell’0,8%”. Il quadro internazionale è a dir poco turbolento, ecco perché Meloni attribuisce alla stabilità della sua squadra gran parte dei meriti. Che per la presidente del Consiglio comprende anche quelli per un “incremento del Pil pro-capite che rispecchia l’effettiva ricchezza dei cittadini”, crescendo “di quasi 4.500 euro rispetto al 2022”, anno in cui si è insediata a Palazzo Chigi.
Questo è il ‘passato’, ora davanti a sé l’esecutivo ha la sfida della nuova legge di Bilancio, l’ultima della legislatura, da pianificare con attenzione sfruttando al meglio la flessibilità Ue, sia sulle spese per la difesa sia, soprattutto, sull’energia. “Cercheremo di utilizzare al meglio le risorse aggiuntive ora disponibili: parliamo di 14 miliardi di euro in più nel prossimo biennio per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi sulle famiglie vulnerabili e sulle imprese, ma più in generale di tutti gli italiani”.
Questo in attesa di buone notizie da Bruxelles, dove l’Italia non ha affatto mollato la presa sulla revisione dell’Ets, la tassa sulle emissioni inquinanti dell’industria. “La proposta della Commissione europea non ci soddisfa affatto – dice la leader di FdI -. Contiene alcuni elementi positivi, ma non è sufficiente”. Tra l’altro, proprio sull’energia, Meloni conferma l’obiettivo di tornare a sfruttare la leva del nucleare, “con grande velocità e concretezza” se possibile. La summa del discorso della premier arriva ai conti pubblici: “Quando questo governo si è insediato il rapporto deficit-Pil era all’8,1%, oggi è sceso al 3,1%”. Ragion per cui “uscire dalla procedura d’infrazione è un obiettivo alla nostra portata”.
C’è, però, un rovescio della medaglia che Banca d’Italia porta sotto i riflettori. Perché lo scorso mese di giugno il debito pubblico del nostro Paese ha rotto la barriera dei 3.200 miliardi. Sono 3.207,2 per la precisione: 26,2 miliardi in più rispetto a maggio. Un incremento che “riflette il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (13,3 miliardi), la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (9,8 miliardi, a 61,7), nonché l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (3,1 miliardi)”, spiega Bankitalia.
Politicamente, si tratta di una freccia all’arco degli oppositori della premier, che comunque bollano come un “grande Truman Show” il racconto dell’Italia fatto dalla premier, secondo il senatore e responsabile Economia del Pd, Antonio Misiani: “Esiste solo nella sua immaginazione”. Giudizio negativo anche da Avs: “Racconta di un paese che non c’è. Sull’energia siamo il paese europeo che sta subendo maggiormente la crisi di Hormuz per colpa del negazionismo climatico della destra”, commenta il capogruppo al Senato, Peppe De Cristofaro. Stesso copione anche per il M5S: “Meloni sostiene che l’Italia sia ‘più forte di prima’. Ma più forte per chi? – si domanda il vicepresidente pentastellato, Mario Turco -. Sicuramente per le banche, per i grandi gruppi energetici e per l’industria delle armi. Certamente non è più forte l’Italia delle famiglie”.
A proposito delle famiglie, non si ferma la risalita dei carburanti: sulla rete stradale nazionale la benzina aumenta di 2 centesimi e arriva a 1,989 euro al litro, mentre il gasolio addirittura di 5 centesimi toccando i 2,087 euro. Non va meglio sulle autostrade, con la benzina a 2,067 euro al litro, 3 centesimi in più rispetto alle 24 ore precedenti, e il gasolio a 2,164 euro, addirittura 6 centesimi in più del 13 agosto. Non una buona notizia alla vigilia di Ferragosto.
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