NELLA FOTO IL FIUME TREBBIA IN SECCA, AFFLUENTE DEL PO, NELLA CITTA DI SAN NICOLO A TREBBIA, PIACENZA CLIMATE CHANGE FIUMI IN SECCA NELLA ZONA DELLA BASSA PADANA SICCITA DESERTIFICAZIONE CAMBIAMENTO CLIMATICO, PONTE
Altri 10 giorni di caldo estremo sull’Italia, con qualche temporale al Nord. La tregua varrà fino a domani: dopo il record di ieri con il bollino rosso per tutte le 27 città monitorate e oggi con 26 allerte massimo (tranne Bolzano), domani e domenica si scende a 19. Nonostante l’allerta gialla tra Milano e alcune zone del Veneto, al Nord resta l’allarme siccità, con la riserva idrica della Lombardia dimezzata. Il Po è a livelli critici, ai minimi storici gli altri fiumi e laghi. Soffre anche la stagione alpinistica: il più alto rifugio della Valtellina, Marco e Rosa De Marchi – Agostino Rocca al Bernina, che si trova a 3.609 metri sopra il livello del mare chiude infatti per il rischio frane dovute al troppo caldo Chiuso per il troppo Caldo. L’avviso di chiusura della struttura è stato diramato dalla sezione valtellinese del Cai: “a causa delle avverse condizioni delle vie di accesso dovute al Caldo anomalo – si legge sul sito del Club alpino italiano – il rifugio chiude con decorrenza immediata e fino a nuove condizioni di fruibilità della montagna”. Domani scenderanno dunque a 19 le città da bollino rosso per il Caldo, sulla base del bollettino pubblicato dal ministero della Salute. I centri urbani in allerta per le ondate di calore saranno : Ancona, Bari, Bologna, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo. Bollino giallo invece per Bolzano, Brescia, Cagliari, Milano, Torino, Trieste, Venezia e Verona. Domenica solo Bolzano passa in arancione.
A preoccupare, al Nord è soprattutto la siccità. Come un bollettino di guerra: il cuneo salino circonda ormai il territorio di Porto Tolle, costringendo il Consorzio di bonifica Delta del Po a chiudere tutte le derivazioni irrigue. La portata del fiume Po, dopo aver registrato il livello più basso di questa siccitosissima estate, punta decisamente a scendere sotto la soglia psicologica dei 200 metri cubi al secondo (la soglia minima per contrastare l’ingressione salina è indicata in mc/s 450). Si aggrava anche la situazione climatica nei campi italiani con oltre il 60% del territorio nazionale colpito dalla siccità, tra situazioni di allerta lieve, moderata e grave. È quanto emerge da una stima Coldiretti su mappe Copernicus, con il caldo record che continua a mettere sotto pressione le campagne italiane e danni che si estendono ormai dal Nord al Centro e al Sud. La siccità colpisce tutte le filiere con le situazioni più gravi per mais, riso, pascoli, soia, oltre a ortaggi, uva, olive e frutta, mentre la produzione di latte nelle stalle è calata del 20%. In Piemonte la situazione resta particolarmente critica, con un forte deficit di precipitazioni e riserve idriche inferiori del 30% alla norma. Sono in difficoltà riso, mais, ortofrutta, noccioleti, prati e pascoli, con Coldiretti che torna a chiedere un’accelerazione sul piano degli invasi per garantire l’acqua necessaria alle colture e l’attivazione dello stato di calamità, così come la Liguria. In Lombardia e nelle aree risicole del bacino del Po il dimezzamento della disponibilità di acqua continua a preoccupare le aziende, mentre il mais e le colture estive soffrono sempre più lo stress idrico con perdite fino al 70% in alcune aree. Allarme anche per le zucche nel Mantovano. Nel Veneto e in Emilia-Romagna cresce il ricorso all’irrigazione, con un forte aumento dei costi aziendali, mentre restano sotto osservazione pomodoro, soia, barbabietole e foraggi. A pesare è anche la risalita del cuneo salino. Nel Centro Italia il caldo continua a penalizzare ortaggi, frutta, oliveti e vigneti, mentre al Sud e nelle Isole soffrono ortaggi e pomodori, con il rischio di un calo delle rese. All’emergenza siccità si affianca quella degli incendi. In Sardegna i roghi hanno interessato migliaia di ettari di pascoli e colture, provocando la perdita di animali, alveari, foraggi e strutture aziendali. Dall’inizio dell’anno sono già andati in fumo quasi 75mila ettari di boschi e terreni, secondo l’analisi Coldiretti su dati Effis. Il caldo condiziona anche la “vendemmia” delle mele con la raccolta scattata nelle principali regioni produttrici in anticipo e le aziende costrette a “spalmare” le attività tra le prime ore del mattino e quelle del tardo pomeriggio, per tutelare la salute dei lavoratori. A darne l’annuncio è sempre Coldiretti, con il via alle operazioni dal Trentino Alto Adige, la principale regione produttrice dove si coltivano circa i due terzi del totale nazionale, fino al Piemonte. La prima varietà ad essere raccolta è la Gala con le attività che proseguiranno a settembre ottobre per le altre tipologie, per spingersi addirittura agli inizi di novembre per quelle più tardive.
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