Emergenza clima, Papa Francesco: “Non averne cura è un peccato contro Dio”

Se la stanza accanto va a fuoco, non si può “proseguire la riunione”, fingendo che nulla stia accadendo. L’immagine è efficace: parte da qui un confratello maltese di Jorge Mario Bergoglio, per chiedere come fare a collegare evangelizzazione e cambiamento climatico, mentre “il mondo brucia noi ce ne stiamo tranquilli”. Francesco non esita: lavorare su questo fronte è indispensabile, spiega. “Non avere cura del clima è un peccato contro il dono di Dio che è il creato. Per me è una forma di paganesimo, è usare come fossero idoli ciò che invece il Signore ci ha dato per la sua gloria e lode”, sono le sue parole.

La conversazione privata, come avviene per ogni viaggio apostolico all’estero, è riportata dalla rivista dei gesuiti ‘La Civiltà Cattolica’. È avvenuta alle 7.20 del mattino di domenica 3 aprile, nel salone della Nunziatura di Malta, dove erano raccolti 38 gesuiti. Non avere cura del Creato, scandisce il Pontefice argentino, “è come idolatrarlo, ridurlo a idolo, sganciandolo dal dono della creazione. In questo senso prendersi cura della casa comune è già ‘evangelizzare’. Ed è urgente. Se le cose andranno così come adesso i nostri figli non potranno abitare più nel nostro Pianeta”.

Dall’inizio del mandato, Papa Francesco spinge per un nuovo approccio ecologico, che trasformi il modo di abitare il mondo e gli stili di vita. Per volere suo e in onore della prima enciclica ambientale della storia, promulgata nel 2015, nel 2020 è stato indetto l’anno della Laudato sì, che sfociato nella ‘Laudato Si’ Action Platform’, un cammino di sette anni che vede impegnate le comunità cattoliche in diversi modi, perché diventino pienamente sostenibili, nello spirito di una ecologia integrale, affidato al dicastero per lo Sviluppo umano integrale.

Si tratta di una collaborazione tra il Vaticano, una coalizione internazionale di organizzazioni cattoliche, e “tutti gli uomini e le donne di buona volontà”. Uno spazio in cui si impara a camminare verso la piena sostenibilità, progettata per sette settori: famiglie, parrocchie, scuole, ospedali, movimenti, imprese, comunità religiose. “Con l’Enciclica invitavo tutte le persone di buona volontà a prendersi cura della Terra, che è la nostra casa comune. Da tempo questa Casa soffre per ferite che noi provochiamo a causa di un atteggiamento predatorio, che ci fa sentire padroni del Pianeta e delle sue risorse”, aveva spiegato il Papa presentando la piattaforma, denunciando una “crisi ecologica senza precedenti”, dimostrata dalla pandemia, che ha evidenziato come tutto sia “interdipendente”.

Nadia Bisson

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