Cos’è il cuneo salino e perché è così dannoso per uomo e ambiente

Intere aree desertificate, acqua razionata e addirittura erogazioni interrotte nelle ore notturne, orti e giardini a secco, autobotti in movimento. L’emergenza della primavera-estate 2022 è la ‘grande sete’ che colpisce l’intero Paese e che rischia di compromettere l’agroalimentare Made in Italy con conseguenze disastrose su disponibilità dei prodotti e costi, già influenzati dal caro-energia. La situazione del Po d’altronde può essere definita allarmante: da circa 70 anni non si registrava un livello così basso dell’acqua. Senza pioggia, lo scenario rischia addirittura di peggiorare con l’ondata di calore che in alcune zone ha già portato le temperature oltre i 35 gradi per due settimane. Risultato: le falde sono sempre più basse e contaminate dal cuneo salino che rende inservibile l’acqua per potabilizzazione e per l’irrigazione.

Sul delta del Po, in particolare, la sofferenza idrica si è presentata con almeno un mese d’anticipo. Il cuneo salino consiste nella risalita alla foce di un fiume dell’acqua marina che si incunea sul fondo dell’alveo fluviale. Si tratta di un fenomeno che colpisce quasi sempre il Po in maniera più o meno pronunciata a seconda dei periodi dell’anno, ma che negli ultimi due lustri si è intensificato. Si è infatti assistito a una progressiva intrusione di acqua marina verso l’interno del corso fluviale, che ora ha superato i 15 chilometri.

La risalita è dovuta dall’intervento umano diretto (prelievi incontrollati di acqua e gestione poco accorta della risorsa), ma principalmente dai cambiamenti climatici: scarse precipitazioni, ridotti rilasci idrici montani e dai laghi, portate molto contenute dei fiumi, abbassamento dell’alveo per minore apporto di sedimenti dagli affluenti e innalzamento del livello del mare.

Alcune conseguenze dell’aumento di salinità dell’acqua dolce sono ovvie, altre meno. L’intrusione dell’acqua marina nei corsi d’acqua comporta infatti l’interruzione delle irrigazioni per l’agricoltura, la salinizzazione delle falde e l’inaridimento delle zone litoranee con successive micro-desertificazioni. A ciò si aggiunge la difficoltà di approvvigionamento dagli acquedotti (visto che le centrali di potabilizzazione non sono in grado di desalinizzare l’acqua) e le modifiche delle caratteristiche biologiche dei fiumi, con gravi conseguenze per flora e fauna (dalla scomparsa si zone forestali e umide fino alla sparizione di alcune specie).

Nadia Bisson

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