Energia, caldo record fa volare i consumi: +8,3% a luglio, è l’aumento più alto di sempre

Il caldo intenso spinge in alto i consumi di energia elettrica, che a luglio toccano i 32,5 Twh, l’8,3% in più del 2025, l’incremento mensile più alto di sempre. A certificarlo sono i dati del monitoraggio di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, guidata da Pasqualino Monti.

Sempre lo scorso mese si è verificato anche un altro record, anche questo legato alle temperature eccezionali del periodo, che il 15 luglio hanno contribuito a raggiungere picco annuale di domanda con circa 58 Gw, ovvero il 4,5 percento in più rispetto al picco del 2025. Inoltre, c’è ancora un fattore che emerge dalle rilevazioni mensili: luglio è il terzo mese consecutivo in cui il trend di crescita torna a i livelli pre crisi del 2022. E’ la prima volta che accade da quattro anni a questa parte. “La variazione positiva recupera pienamente il calo osservato nello stesso mese dello scorso anno (-3,1%) ed è stata raggiunta con lo stesso numero di giorni lavorativi (23) e con una temperatura media mensile superiore di 1,2°C rispetto a quella di luglio 2025 e di quasi 2°C rispetto alla media mensile decennale”, fa sapere Terna. Che accende i riflettori sugli ultimi cinque giorni, in cui “le temperature hanno superato la media stagionale fino a circa 6°C, contribuendo alla crescita del fabbisogno”.

Si tratta comunque di una tendenza ben delineata fin da inizio anno, come dimostra il boom del fabbisogno registrato da gennaio a luglio, aumentato del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Resta in terreno più che positivo, però, la produzione nazionale, che infatti si attesta a 27,7 TWh (+7,9%) e copre l’84,4% della domanda elettrica, mentre il 15,6% è soddisfatto dal saldo con l’estero, che aumenta di 10,2 punti percentuali a causa del +4,4% delle importazioni e del -49,3 percento di esportazioni. Le rinnovabili giocano un ruolo importante con un aumento della capacità installata di 745 MW, che permette di alimentare il 41,5% della domanda nazionale, anche se in misura minore rispetto al 2025, quando a luglio la copertura era stata del 44,5%.

In questo quadro emerge la produzione fotovoltaica, che tocca i 6,7 Twh (+20,6% su base annua), grazie soprattutto all’aumento della capacità installata nei primi sette mesi dell’anno (+3.791 MW). Bene anche il termico, che fa +14,1% per effetto della stabilità delle fonti rinnovabili (+0,8%), mentre flettono eolico (-20,3%), idrico (-14,9%), geotermico (-3,6%) e biomasse (-2%). Per quanto riguarda i sistemi di accumulo, ad oggi l’Italia dispone di 948.154 impianti per 19,43 GWh di capacità e 8 GW di potenza nominale.

Infine, Terna segnala la conferma dell’andamento positivo dei consumi industriali: l’indice Imcei, che prende in esame i consumi industriali di circa 1.000 imprese energivore, a luglio è in aumento del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Così come l’Indice mensile dei servizi (Imser), che a maggio scorso era +1,2%.

Caldo e traffico, primo weekend da bollino nero: 26 milioni di italiani in viaggio

Farà caldo, molto caldo: meglio mettere subito le cose in chiaro. Lo dicono le previsioni del sito www.ilmeteo.it, che indicano picchi fino a 40 gradi in alcune città e pochi spazi alla possibilità di un abbassamento delle temperature nel primo fine settimana da Bollino nero sulle autostrade italiane, come annuncia invece Anas (Gruppo Fs).

Le stime dicono che in auto si metteranno 26 milioni di italiani per raggiungere luoghi di villeggiature o semplici spostamenti. Almeno l’83% dei cantieri attivi sono stati chiusi o sospesi fino al prossimo 7 settembre, ma questo servirà solo ad alleviare il viaggio dei concittadini.

Passando ai dati, Anas avvisa che l’intensificazione della circolazione potrà riguardare i principali itinerari turistici. Tra questi la A2 “Autostrada del Mediterraneo” che attraversa Campania, Basilicata e Calabria; le statali 106 Jonica e 18 Tirrena Inferiore in Calabria; le autostrade A19 Palermo-Catania e A29 Palermo-Mazara del Vallo in Sicilia; la strada statale 131 Carlo Felice in Sardegna; la strada statale 148 Pontina nel Lazio, arteria particolarmente trafficata che insieme alla SS7 “Appia” assicura i collegamenti tra Roma e le località turistiche del basso Lazio.

Ma anche l’Itinerario E45 (SS675 e SS3 bis) che interessa Umbria, Toscana, Emilia Romagna e collega il nord est con il centro Italia; le direttrici SS1 Aurelia (Lazio, Toscana e Liguria), SS16 Adriatica (Puglia, Molise, Abruzzo, Emilia-Romagna e Veneto). Al nord i Raccordi Autostradali RA13 ed RA14 in Friuli-Venezia Giulia verso i valichi di confine, la SS36 del Lago di Como e dello Spluga in Lombardia, la SS45 di Val Trebbia in Liguria, la SS26 della Valle D’Aosta e la SS309 Romea tra Emilia-Romagna e Veneto e la SS 51 di Alemagna in Veneto.

L’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, ricorda che “le giornate da bollino nero rappresentano il momento di massimo afflusso del fine settimana sulle nostre strade e autostrade”. Per questo rivolge un invito a tutti i viaggiatori “a programmare gli spostamenti con attenzione, verificando le condizioni del traffico, lo stato del veicolo e le previsioni meteo prima della partenza“.

Anche perché c’è un altro bollino da tenere d’occhio e temere: quello rosso del meteo che dal 1 agosto supererà ampiamente la ‘soglia Kokushobi, come avvisa www.ilmeteo.it. ‘Kokushobi‘ è un termine coniato dopo il sondaggio condotto su 400mila cittadini dall’Agenzia meteorologica giapponese che significa ‘giorno di caldo spietato‘. E’ quello che accadrà alle temperature sul nostro Paese. Perché nei prossimi giorni è previsto sì un leggero calo termico assoluto, ma aumenterà l’umidità e farà più caldo di notte. L’unico break temporalesco è stimato dagli esperti tra l’8 e il 10 agosto, ma durerà poco. Rassegniamoci: fino a Ferragosto il caldo non ci abbandonerà, anche in macchina.

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Caldo, 17 città da bollino rosso. Ministero della Salute convoca la cabina di regia

La morsa del caldo torrido non concede tregua all’Italia e all’Europa intera ma dal monitoraggio sanitario arrivano i primi dati ufficiali sulla mortalità. I flussi relativi ai decessi nella popolazione over 65 e agli accessi ai pronto soccorso – ha fatto sapere la Cabina di regia interistituzionale prevista dal Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo, riunitasi oggi al Ministero della Salute – non registrano, al momento, picchi significativi in concomitanza con l’arrivo delle prime ondate di calore.

Il monitoraggio non si ferma, anzi si estende. La Cabina di regia ha disposto l’integrazione sperimentale, nelle Aziende sanitarie di alcune grandi città, di un sistema di sorveglianza mirato sugli accessi ai Centri di salute mentale territoriali. Una decisione supportata anche dai dati del numero di pubblica utilità 1500 (che ha già ricevuto 300 chiamate dal 22 giugno): se il 57% dei cittadini ed anziani che telefonano chiede supporto per problemi cardiocircolatori, ben il 37% segnala tematiche psico-sociali legate al disagio termico. Nelle prossime ore verrà inviata una circolare specifica che regolerà anche la gestione sanitaria dei grandi eventi all’aperto, in raccordo con le autorità locali.

Se la mortalità per ora tiene, però, la situazione meteorologica nelle prossime 24, 48 e 72 ore si preannuncia critica. I bollettini ministeriali, attivi fino al 20 settembre, segnalano ben 17 città da bollino rosso per tutto il fine settimana (25-27 giugno): Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. Sabato il codice rosso scatterà anche a Campobasso, Palermo, Reggio Calabria e Trieste.

Il caldo non risparmia le strutture pubbliche: a Palermo, la non operatività dei condizionatori ha costretto il Tribunale a sospendere le udienze penali per invivibilità dei locali. L’anomalia non è solo italiana. L’Agenzia Spaziale Europea (Esa), tramite i dati satellitari di Copernicus Sentinel-3, ha rilevato temperature del suolo impressionanti a causa di una “cupola di calore” ad alta pressione stazionaria sul continente: 48°C a Madrid, 44°C a Roma e fino a 55°C superficiali in ampie zone della Spagna centrale e della Francia occidentale.

Gli esperti del Cnr e dell’Anbi avvertono che non si tratta degli effetti di El Niño, ma di un surriscaldamento strutturale. Il Mediterraneo occidentale sta registrando le anomalie termiche marine più marcate al mondo, accumulando energia che i meteorologi temono si trasformerà presto in nubifragi e grandinate intense.

Nel Nord Italia si aggrava parallelamente la crisi idrica, con la portata del fiume Po scesa sotto i 300 metri cubi al secondo a Pontelagoscuro e il cuneo salino risalito per 20 chilometri, bloccando l’irrigazione nel rodigino. Le previsioni del progetto Worklimate, incrociate da Greenpeace e Cgil con i dati Istat, stimano che nei prossimi tre giorni ben 1,5 milioni di lavoratori italiani (soprattutto in edilizia, trasporti, logistica e manutenzione del verde) saranno esposti a rischi severi per la salute. Le aree più colpite sono le città metropolitane di Roma (427 mila esposti), Milano (347 mila) e Napoli (133 mila). Il dato ha scatenato la reazione delle opposizioni. Il Partito Democratico, tramite Marina Sereni e Annalisa Corrado, accusa il governo di “negazionismo” di fronte a quella che definiscono una priorità di sicurezza nazionale, ricordando le 63.000 morti attribuibili al caldo in Europa nel 2024. All’attacco anche il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, che denunciano la “sparizione” dal Consiglio dei ministri di lunedì del decreto per la cassa integrazione in deroga per le aziende che sospendono l’attività a causa del caldo eccezionale. “La salute dei lavoratori è a rischio, cosa impedisce al governo Meloni di intervenire con urgenza?”, attaccano i capigruppo parlamentari.

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L’Europa e l’Italia nella morsa del caldo. Oggi bollino rosso in 16 città

L’Europa si prepara ad affrontare un’altra giornata di ondata di calore senza precedenti, che ha già fatto registrare temperature record in molti paesi. Il ministero della Salute ha dichiarato l’allerta rossa per ondata di calore in 16 città per la giornata di mercoledì, tra cui Milano, Roma e Torino. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che i temporali di questi giorni non portano alcun vero sollievo. Il motivo è prettamente fisico: non sono associati al transito di una perturbazione atlantica accompagnata da aria fresca in quota (che durante le precipitazioni si riverserebbe verso il suolo), ma sono generati esclusivamente dall’eccesso di calore e dalla rapida saturazione del vapore acqueo nell’atmosfera.

Nel Regno Unito si prevedono temperature fino a 40°C in alcune zone. Martedì la Francia ha registrato la giornata più calda di sempre, mentre negli ultimi giorni si sono verificati 40 annegamenti in tutto il Paese, avvenuti mentre nuotavano in zone non sorvegliate. Secondo i dati governativi, oltre il 90% della popolazione francese è esposta a temperature estreme, con valori previsti tra i 39°C e i 41°C per mercoledì, dalla Bretagna alla regione di Parigi e in gran parte del sud-ovest.

Secondo gli esperti, le condizioni meteorologiche estreme sono causate da modelli atmosferici e di circolazione che intrappolano l’aria calda per giorni, provocando un lento aumento delle temperature. Questi fattori sono ulteriormente aggravati dal riscaldamento globale. Da mercoledì almeno fino a venerdì, le zone centrali e meridionali dei Paesi Bassi saranno interessate da un’allerta arancione per caldo estremo. I residenti di Amsterdam in possesso di un abbonamento cittadino potranno nuotare gratuitamente in sei piscine all’aperto della città, mentre la compagnia ferroviaria nazionale ridurrà il numero di treni su diverse tratte a partire da mercoledì, a causa delle alte temperature previste.

Nei prossimi giorni, l’ondata di calore dovrebbe estendersi all’Europa orientale. Il servizio meteorologico polacco, come riferisce il Guardian, ha emesso un’allerta caldo di livello elevato per la parte occidentale del paese, valida da giovedì a sabato, prevedendo temperature che potrebbero battere i record. Anche la popolare costa adriatica della Croazia è stata posta in allerta rossa per venerdì e sabato.

L’Ungheria, già sotto allerta caldo di secondo livello, ha annunciato che innalzerà il livello di allerta al massimo da sabato a martedì, a causa del continuo aumento delle temperature.

Nel nostro Paese, l’apice di questa lunghissima e logorante ondata di calore è atteso tra domenica e lunedì. I modelli confermano uno scenario biometeorologico difficilissimo, specialmente per il Centro-Nord: si toccheranno picchi reali di 41°C tra Toscana ed Emilia, mentre lungo la costa ligure la combinazione di alte temperature e umidità estrema farà schizzare le temperature percepite fino a 45°C.

La siccità presenta il primo conto: rese agricole Ue a rischio, fino -5% Pil in Italia

Mentre l’Europa affronta l’ennesima ondata di calore, con decine di città da bollino rosso, un altro allarme arriva dai campi. La siccità che da mesi interessa ampie aree d’Europa sta erodendo una delle risorse più preziose per l’economia: l’acqua. E il conto rischia di essere salato non solo per gli agricoltori. Produzione alimentare, turismo, consumi energetici e crescita economica sono sempre più esposti a un rischio climatico che da emergenza si sta trasformando in una condizione strutturale. I numeri diffusi dall’Associazione Nazionale dei Consorzi di Bonifica e Irrigazione (Anbi), in collaborazione con l’hub europeo Radarmeteo/Hydrometeo, delineano uno scenario che va ben oltre la cronaca dell’estate.

L’Italia spende mediamente 3,5 miliardi di euro all’anno per riparare i danni provocati dagli eventi naturali estremi. A questa cifra si sono aggiunti, negli ultimi quattro anni, circa 4 miliardi annui per compensare le perdite causate dalla siccità. Le proiezioni illustrate dall’Anbi in vista dell’Assemblea nazionale dei Consorzi di bonifica e irrigazione dell’1 e 2 luglio a Roma mostrano una tendenza che investe direttamente la crescita economica del Paese. Entro il 2040 le temperature potrebbero aumentare di almeno 2 gradi lungo la fascia tirrenica e nel Mezzogiorno, con il 17% del territorio nazionale esposto al rischio desertificazione. L’impatto economico stimato varia da una riduzione del Pil compresa tra il 3% e il 5% a una contrazione del turismo internazionale del 15% e di quello nazionale dell’8%.

Le conseguenze sarebbero ancora più marcate per il settore primario. Un aumento di 3 gradi rispetto alle temperature medie attuali potrebbe determinare un calo del 20% delle rese agricole e una riduzione del 10% delle attività ittiche. Non si tratta soltanto di un problema ambientale. Una minore produttività agricola significa minore disponibilità di materie prime alimentari, maggiore volatilità dei prezzi e ulteriore pressione sulle filiere agroalimentari europee, già alle prese con costi energetici elevati e tensioni geopolitiche che continuano a pesare sugli approvvigionamenti.

La fotografia dell’Italia di oggi restituisce intanto un Paese idricamente spaccato in due. Al Nord persistono condizioni di deficit, particolarmente accentuate nel Nord-Est e in un inedito Trentino-Alto Adige, dove nei primi cinque mesi del 2026 le precipitazioni sono risultate inferiori del 39% rispetto alla media dell’ultimo trentennio. Al contrario, nel Mezzogiorno si è passati dalla scarsità all’abbondanza d’acqua, con invasi prossimi alla saturazione in Sicilia, Calabria, Campania e Abruzzo. A confermare la crescente instabilità climatica è anche il numero degli eventi estremi. Dal primo gennaio sono state 1.029 le località interessate da fenomeni meteorologici di forte intensità, il 40% in più rispetto allo scorso anno. Le grandinate eccezionali hanno già raggiunto quota 584 contro le 236 registrate nell’intero 2025, mentre i tornado sono saliti a 80, dieci in più rispetto all’anno precedente.

Le preoccupazioni italiane trovano riscontro nelle analisi del Joint Research Centre (Jrc), il servizio scientifico della Commissione europea. Nell’ultimo bollettino sulle prospettive agricole, gli esperti osservano che “le condizioni di crescita in tutta Europa rimangono generalmente favorevoli“, ma avvertono che “la primavera secca e l’ondata di calore di maggio hanno ridotto le prospettive di resa dei raccolti invernali in alcune zone dell’Europa occidentale, centrale e orientale“. Il Jrc sottolinea inoltre che “crescono le preoccupazioni per i raccolti estivi, dove le riserve idriche del suolo rimangono scarse mentre la domanda di acqua è in aumento“. Le alte temperature e le scarse precipitazioni previste in ampie aree dell’Europa occidentale e centrale, aggiunge il Centro di ricerca comunitario, “intensificheranno lo stress idrico delle colture e potrebbero compromettere il potenziale di resa“. Le aree più esposte comprendono Francia, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Polonia e Ucraina occidentale, dove la persistente mancanza di piogge ha ridotto l’umidità dei suoli e compromesso parte delle aspettative produttive.

In Italia centrale, rileva il Jrc, l’ondata di calore di fine maggio ha accelerato la maturazione dei cereali invernali, riducendo le previsioni di resa. In Sicilia, invece, caldo e siccità hanno penalizzato le fasi finali della coltivazione del grano duro, ridimensionando aspettative che fino a poche settimane fa apparivano particolarmente favorevoli. Per anni la siccità è stata raccontata come un’emergenza. I dati suggeriscono invece che stia diventando una componente permanente del quadro economico europeo.

Allarme Unicef: Oltre 1 miliardo di bambini esposto ad almeno tre pericoli climatici

(Foto: Unicef)

Quasi la metà dei bambini del mondo – ovvero 1,1 miliardi – è ora esposta ad almeno tre pericoli climatici sovrapposti, che minacciano la loro salute, istruzione e sopravvivenza. Lo rivela un nuovo rapporto dell’Unicef, secondo il quale quasi ogni bambino nel mondo è esposto ad almeno un pericolo climatico, mentre oltre 4 milioni potrebbero trovarsi ad affrontare fino a sei pericoli sovrapposti.

Il ‘Rapporto sui rischi climatici per l’infanzia 2026’ utilizza i dati disponibili più recenti per mappare l’esposizione dei bambini alle otto minacce climatiche più frequenti, tra cui inondazioni costiere, siccità, calore estremo, incendi, ondate di calore, inondazioni fluviali, tempeste di sabbia e polvere e tempeste tropicali. Per la prima volta, il rapporto rivela esattamente dove – e con quale intensità – le minacce climatiche multiple e sovrapposte stanno colpendo i bambini e i servizi sociali essenziali da cui dipendono, e come i governi possono intraprendere azioni concrete per rispondere.

La siccità, il caldo estremo e le ondate di calore sono la combinazione più diffusa di pericoli climatici, con oltre 296 milioni di bambini che vivono in aree esposte a tutte e tre le condizioni, secondo i risultati. La seconda combinazione più comune – siccità, caldo estremo e tempeste tropicali – espone oltre 115 milioni di bambini in tutto il mondo a queste minacce sovrapposte.

I paesi ad alto reddito non sono immuni da shock climatici concomitanti. In Italia, ad esempio, i dati mostrano che oltre 6 milioni di bambini sono esposti a ondate di calore prolungate e alla siccità. Il 92,89% dei bambini è esposto ad almeno 1 pericolo; il 68,32 % ad almeno 2 pericoli; il 9,86% ad almeno 3 pericoli; meno dell’1% a più di 4. Per quanto riguardi i singoli fattori di rischio, quelli con maggiore incidenza sono la siccità, a cui è esposto il 73,24 % dei bambini (di età inferiore ai 18 anni) – rischio elevato – e le ondate di calore che colpiscono l’82,99 % dei bambini; il 66,78% dei più piccoli è esposto a ondate di calore frequenti. Fra i fenomeni a rischio basso si ritrovano gli incendi con l’esposizione del 6,44% dei bambini, seguono poi le inondazioni fluviali cui è esposto il 5,66% dei bambini e, infine, le inondazioni costiere cui è esposto lo 0,59% dei bambini. Tuttavia, per l’Unicef, il nostro Paese dimostra come “gli investimenti nell’adattamento ai cambiamenti climatici possano mitigare alcuni dei rischi che i bambini devono affrontare, sottolineando al contempo la necessità di ulteriori interventi man mano che la crisi climatica si intensifica”.

Nella regione africana del Sahel, una delle più colpite, oltre 4 milioni di bambini affrontano la triplice minaccia di ondate di calore, caldo estremo e tempeste di sabbia e polvere, mentre in paesi dell’Asia, come ad esempio Bangladesh, Myanmar e Pakistan, i bambini sono esposti a più pericoli climatici contemporaneamente e con un’intensità maggiore rispetto a qualsiasi altra parte del mondo.

“Le vite dei bambini – dichiara Catherine Russell, direttrice generale dell’Unicef – continuano a essere sconvolte dall’impatto di ondate di calore, incendi boschivi, siccità e inondazioni. La metà dei bambini del mondo vive oggi con almeno tre minacce climatiche sovrapposte che influenzano la loro vita quotidiana”.

Oltre agli otto pericoli climatici più frequenti, il rapporto analizza l’esposizione dei bambini all’inquinamento atmosferico e alla malaria, due rischi altamente sensibili agli effetti dei cambiamenti climatici. I dati mostrano che l’inquinamento atmosferico colpisce quasi tutti i bambini a livello globale, mentre 1 miliardo di bambini è esposto alla malaria, aggiungendo un ulteriore livello di pericolo per i bambini che già affrontano molteplici pericoli climatici. In Italia il 91,98% dei bambini è esposto all’inquinamento atmosferico (PM. 2.5), che rappresenta un rischio elevato.

Il rapporto presenta inoltre un quadro di riferimento per analizzare i diversi tipi di rischi che i bambini devono affrontare, in base alla loro esposizione agli shock climatici e alla loro vulnerabilità, determinata dall’accesso a servizi sociali essenziali quali l’assistenza sanitaria, l’acqua potabile, l’istruzione e altro ancora. L’approccio può essere applicato in diversi modi, dall’analisi dei rischi legati a pericoli climatici singoli o multipli all’esame dei rischi trasversali ai vari settori, mettendo in luce le minacce che i bambini devono affrontare in contesti diversi.

Ad esempio, se si considerano congiuntamente i molteplici rischi e le vulnerabilità, i bambini dei paesi senza sbocco sul mare e fragili come la Repubblica Centrafricana o il Ciad devono affrontare rischi climatici che si sovrappongono, non avendo allo stesso tempo accesso ai servizi di base, il che rende molto più difficile per loro far fronte alla situazione e riprendersi. Nel rapporto si osserva inoltre che tutti i bambini dei 24 piccoli Stati insulari in via di sviluppo, da Haiti a Vanuatu, sono esposti a tempeste tropicali, che possono mettere in ginocchio intere isole in un colpo solo e sovraccaricare i servizi essenziali.

“Senza sforzi urgenti per ridurre le emissioni di gas serra, i rischi climatici diventeranno più frequenti e gravi, mettendo a dura prova i bilanci e i sistemi governativi e minacciando il benessere dei bambini”, avverte il rapporto. Per proteggere i diritti dei bambini dalle minacce climatiche e adattarsi ai crescenti cambiamenti ambientali, l’Unicef propone ai governi, alle imprese e agli attori coinvolti diverse soluzioni, che vanno dall’eliminazione dei combustibili fossili al miglioramento della resilienza dei servizi sociali, fino al potenziamento dei sistemi di allerta precoce e dei sistemi di protezione sociale in grado di rispondere agli shock.

Infine, l’Unicef li invita a consentire ai bambini e ai giovani di partecipare in modo significativo all’azione per il clima investendo nell’istruzione, nelle conoscenze e nelle competenze in materia di clima e rafforzando la capacità dei decisori e degli esperti di rispettare i diritti dei bambini di essere ascoltati, la libertà di espressione e la partecipazione alle decisioni che incidono sulle loro vite.

“Questa analisi – conclude Russel – può aiutare i governi e i responsabili politici a pianificare meglio e a investire in modo più efficace in servizi resilienti. Quando rafforziamo i sistemi sanitari e scolastici e miglioriamo le infrastrutture tenendo conto dei bambini, li proteggiamo dalle minacce climatiche odierne e contribuiamo a garantire il loro futuro”.

Clima, gennaio 2026 è il quinto più caldo mai registrato

Gennaio 2026 è stato il quinto più caldo mai registrato e ha mostrato estremi di temperatura contrapposti tra emisfero settentrionale ed emisfero meridionale. Lo riferisce il Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S) implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF). E’ stato, inoltre, rilevato che la temperatura del mese è stata di 1,47 °C superiore alle temperature preindustriali. “Il mese di gennaio 2026 ci ha ricordato in modo evidente – dice Samantha Burgess, Responsabile strategico per il clima dell’ECMWF – che il sistema climatico può talvolta portare contemporaneamente un clima molto freddo in una regione e un caldo estremo in un’altra. Mentre le attività umane continuano a causare un riscaldamento a lungo termine, questi eventi recenti evidenziano che la resilienza e l’adattamento ai fenomeni estremi sono in aumento fondamentali per preparare la società ad affrontare i maggiori rischi climatici in futuro”.

Nelle ultime settimane di gennaio, l’emisfero settentrionale ha subito forti ondate di freddo in quanto una corrente a getto polare ad andamento ondulato ha riversato aria gelida in Europa e America settentrionale (come mostrato nell’immagine riportata sopra). Ciò ha fatto sì che l’Europa registrasse il gennaio più freddo dal 2010, con una temperatura media di -2,34 °C. Nonostante questi episodi di freddo, le temperature del mese di gennaio sono state superiori alla media in gran parte del globo, comprese vaste zone dell’Artico e dell’America settentrionale occidentale (come mostrato nella mappa del mondo riportato di seguito).

Nell’emisfero meridionale, il caldo record ha alimentato condizioni estreme, tra cui incendi boschivi che sono diventati drammatici nella seconda metà di gennaio, come evidenziato dal Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus (CAMS, Copernicus Atmosphere Monitoring Service). Tra questi vi sono stati incendi intensi che hanno causato vittime in Australia, Cile e Patagonia.

Le forti piogge dell’ultima settimana del mese nell’Africa meridionale hanno provocato gravi inondazioni, in particolare in Mozambico, con un impatto catastrofico sulla vita e sui mezzi di sussistenza delle persone.

Nell’Artico, l’estensione media del ghiaccio marino nel mese di gennaio è stata del 6% inferiore alla media, il terzo valore più basso mai registrato per quel mese. A livello regionale, la concentrazione di ghiaccio marino è stata molto inferiore alla media nel Mare di Barents settentrionale, tra le Svalbard e la Terra di Francesco Giuseppe, così come nella Baia di Baffin e nel Mare del Labrador, in concomitanza con temperatura dell’aria superficiale molto superiore alla media in quelle regioni. Nella regione Antartica, l’estensione mensile del ghiaccio marino è stata dell’8% inferiore alla media, collocandosi al di fuori delle 10 estensioni più basse mai registrate per il mese. Le concentrazioni di ghiaccio marino intorno all’Antartide sono state superiori alla media nel Mare di Weddell, ma generalmente inferiori alla media in altri settori oceanici, in particolare nel Mare di Bellingshausen.

In Europa 15mila morti per il caldo questa estate. Italia al top con Milano e Roma

Alla fine dell’estate nelle principali città europee potrebbero essere attribuiti al cambiamento climatico oltre 15.000 decessi. Lo rivela uno studio preliminare. “Concentrandosi su 854 città europee, la ricerca conclude che il cambiamento climatico è all’origine del 68% dei 24.400 decessi che sarebbero legati al caldo di quest’estate”, sottolinea la nota dei due istituti britannici a cui appartengono gli autori, l’Imperial College London e la London School of Hygiene & Tropical Medicine.

Gli esperti concludono quindi che tra 15.013 e 17.864 decessi legati al caldo quest’estate non si sarebbero verificati senza il riscaldamento globale, in queste città che rappresentano solo un terzo della popolazione europea. Si tratta della prima stima su così vasta scala degli impatti sulla salute di un’estate caratterizzata da temperature particolarmente elevate in Europa. Sono state osservate diverse ondate di caldo e l’estate si è rivelata la più calda mai registrata in diversi paesi, come Spagna, Portogallo e Regno Unito.

L’Italia è la nazione più colpita. Secondo la ricerca da giugno ad agosto, a Milano sono decedute 1156 persone, 835 a Roma, 579 a Napoli e 230 a Torino proprio a causa dell’impatto del cambiamento climatico sulle temperature. Si tratta rispettivamente della prima, della seconda, della quinta e della decima città nella classifica delle 854 città europee analizzate.

Gli effetti del caldo sulla salute sono ben noti: aggravamento dei disturbi cardiovascolari, disidratazione, disturbi del sonno… E gli anziani sono di gran lunga i più a rischio di morire. I dati, però, devono essere considerati con cautela. Questo tipo di studio, sempre più comune da diversi anni, mira a fornire una stima rapida della mortalità legata al riscaldamento globale, senza attendere una pubblicazione su una rivista scientifica con una metodologia più solida. Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori hanno prima modellizzato in che misura il riscaldamento globale abbia contribuito alle elevate temperature di quest’estate.

Alla fine, stimano che senza il cambiamento climatico, le temperature medie sarebbero state inferiori di 2,2 °C nelle città interessate. Gli autori hanno poi incrociato questa osservazione con i dati storici sulla mortalità legata al calore nelle diverse città. Sono così giunti alla conclusione che il riscaldamento globale ha contribuito a più di 800 morti a Roma, più di 600 ad Atene, più di 400 a Parigi… In generale, oltre l’85% di questi decessi avrebbe colpito persone di età superiore ai 65 anni.

“Basta che le ondate di calore siano più calde di 2-4 °C perché migliaia di persone perdano la vita”, ha sottolineato Garyfallos Konstantinoudis, coautore dello studio, durante una conferenza stampa, definendo i picchi di calore “assassini silenziosi”. Ma queste cifre non tengono conto dell’eccesso di mortalità effettivamente osservato. È sulla base di tali dati che i ricercatori finiscono per fornire una stima attendibile della mortalità legata al calore: secondo uno studio pubblicato da Nature Medicine un anno dopo il periodo in questione, nel 2023 il calore avrebbe causato circa 47.000 morti in Europa. “Al momento è impossibile ottenere statistiche in tempo reale”, ha ammesso Friederike Otto, coautrice dello studio. Ma le stime “sono corrette”, ha assicurato.

Infatti, molti ricercatori esterni allo studio hanno accolto con favore i dati, sottolineando addirittura che potrebbe essere al di sotto della realtà. “I metodi utilizzati in questi studi di attribuzione sono scientificamente validi ma prudenti”, ha spiegato Akshay Deoras, specialista in scienze atmosferiche presso l’università britannica, al Science Media Centre. “Il numero reale di morti potrebbe essere anche più alto”. 

Clima, Onu: Vertigini fino alla morte, proteggere lavoratori dal caldo estremo

L’aumento delle temperature globali ha un impatto sempre più negativo sulla salute e sulla produttività dei lavoratori, avverte l’Onu, che chiede azioni rapide per limitare i rischi.Sono necessarie misure immediate per combattere l’aggravarsi dell’impatto dello stress termico sui lavoratori di tutto il mondo”, affermano l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), due agenzie delle Nazioni Unite che hanno pubblicato un rapporto congiunto su questo tema.

Lo stress da calore, causato in particolare dall’esposizione prolungata al calore, si verifica quando l’organismo non riesce più a raffreddare il corpo, provocando sintomi che vanno da vertigini e mal di testa fino all’insufficienza organica e alla morte. Le raccomandazioni si basano sui dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), secondo cui oltre 2,4 miliardi di lavoratori sono esposti a calore estremo in tutto il mondo, pari al 71% della popolazione attiva mondiale. Di conseguenza, ogni anno si registrano oltre 22,85 milioni di infortuni sul lavoro e quasi 19.000 decessi. La frequenza e l’intensità degli episodi di calore estremo sono aumentate notevolmente, aumentando i rischi per le persone all’aperto e al chiuso, secondo l’OMS e l’OMM. Colpi di calore, disidratazione, disfunzioni renali o disturbi neurologici. Gli effetti sulla salute sono vari e i lavoratori dei settori agricolo, edile e della pesca sono particolarmente esposti, precisano.

Lo stress termico sul lavoro è diventato una sfida sociale globale che non si limita più ai paesi situati vicino all’equatore”, afferma Ko Barrett, vicesegretario generale dell’OMM. Proteggere questi lavoratori “non è solo un imperativo sanitario, ma anche una necessità economica”, aggiunge. Secondo queste agenzie delle Nazioni Unite, la produttività dei lavoratori diminuisce del 2-3% per ogni grado in più oltre i 20 °C. Chiedono l’attuazione di piani d’azione adeguati a ciascun settore e regione. “Senza un’azione coraggiosa e coordinata, lo stress termico diventerà uno dei rischi professionali più devastanti della nostra epoca, causando gravi perdite in termini di vite umane e produttività”, afferma Joaquim Pintado Nunes, capo del servizio per la sicurezza e la salute sul lavoro dell’OIL. “Investire in strategie efficaci di prevenzione e protezione consentirebbe al pianeta di risparmiare diversi miliardi di dollari ogni anno”, ha proseguito in conferenza stampa.

Il rapporto raccomanda di dare priorità ai lavoratori anziani, a quelli che soffrono di malattie croniche o che hanno una condizione fisica meno buona, i più sensibili allo stress termico. Lavoratori, sindacati, esperti sanitari e autorità locali devono collaborare per elaborare misure adeguate, raccomanda il rapporto. L’ultimo rapporto tecnico e le ultime raccomandazioni dell’OMS sullo stress termico sul lavoro risalgono al 1969, “un’epoca in cui il mondo era molto diverso in termini di cambiamenti climatici”, osserva Ruediger Krech, responsabile dell’ambiente e dei cambiamenti climatici presso l’OMS. “Ciò che è cambiato è la gravità” degli episodi di calore, aggiunge, dato che gli ultimi dieci anni sono stati i dieci più caldi mai registrati. “In futuro dovremo affrontare il calore estremo. È una realtà per molti: si tratta di adattarsi o morire”, afferma Johan Stander, direttore dei servizi dell’OMS.

Greenpeace richiama le responsabilità delle aziende dei combustibili fossili nella crisi climatica. “I governi di tutto il mondo non possono più restare a guardare mentre la salute e il reddito dei lavoratori vengono compromessi a causa di una crisi climatica alla quale hanno contribuito in misura minima. Nel frattempo, le compagnie petrolifere e del gas guadagnano miliardi ogni giorno, alimentando il riscaldamento globale con le loro emissioni fuori controllo”, commenta Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia. “Il rapporto ONU elenca molte soluzioni giuste per affrontare questa grave situazione, ma sono i grandi inquinatori, e non le persone comuni, che dovrebbero finanziare le azioni contro la crisi climatica. Per questo chiediamo ai governi di introdurre una tassazione adeguata sui profitti delle aziende dei combustibili fossili”.

Caldo, Glovo fa marcia indietro sui bonus. Inps: Cig con 35 gradi, anche percepiti

Dopo la presa di posizione dei sindacati e la eco mediatica sul caso, Glovo fa marcia indietro e sospende i bonus per i rider che lavorano con le alte temperature. La proposta inviata ai propri collaboratori prevedeva il 2% per chi lavora con temperature tra i 32 e i 36 gradi, del 4% per temperature tra 36 e 40 gradi e dell’8% oltre i 40. Durante l’incontro con la Felsa Cisl, però, l’azienda accetta di spostare la discussione all’interno di un confronto sindacale che si svolgerà nei prossimi giorni e che, soprattutto, lascia ai lavoratori e alle lavoratrici la “possibilità di scegliere di lavorare” purché in “assoluta sicurezza”. Nel frattempo il dibattito politico prosegue, con le forze di opposizione che vogliono chiarimenti dal governo su quanto è accaduto.

“Abbiamo depositato un’interrogazione urgente dopo che Glovo ha annunciato l’introduzione di incentivi economici ai rider per lavorare anche a 40 gradi”, dice il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto. Ritenendo quella della piattaforma per le consegne “una scelta grave, che per un po’ di soldi in più rischia di mettere a rischio la vita delle persone che lavorano”. Anche i Cinquestelle si muovono sulla stessa direttrice, con un’altra interrogazione alla ministra del Lavoro, Marina Calderone. “Il bonus proposto da Glovo ai rider per incentivarli a lavorare durante le giornate da bollino rosso è indecente. Non si tratta di un sostegno, ma di una vergognosa monetizzazione del rischio”, attacca il senatore pentastellato, Orfeo Mazzella, che accusa l’esecutivo di essere “silente, dimostrando di essere disinteressato alle sorti dei lavoratori più fragili”.

La premier risponde indirettamente alle polemiche, nel videomessaggio inviato in occasione della presentazione della Relazione annuale dell’Inail: “La sicurezza sul lavoro non è mai un costo, magari superfluo che può essere tagliato. È un diritto di ogni lavoratore – sottolinea Giorgia Meloni -, un valore, un dovere che le istituzioni devono promuovere giorno dopo giorno. Il Governo farà sempre la propria parte in questa sfida perché è su temi e priorità come questa che si misura la civiltà di una nazione e quanto un popolo ha a cuore il proprio presente e il proprio futuro. Quindi grazie davvero a tutti e ovviamente vi auguro buon lavoro“. Dal governo anche Gilberto Pichetto Fratin interviene, spiegando che la possibilità di trasformare in strutturali dipende dall’equilibrio da settore a settore, perché “è impossibile generalizzarlo su tutti – spiega il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica -. E’ chiaro che si può anche avere meccanismi che diano una certa flessibilità o immediatezza dell’intervento quando si verificano queste situazioni“.

Alleanza verdi sinistra, invece, decide di mettere nel mirino direttamente il protocollo anti-caldo firmato ieri al ministero del Lavoro con le parti sociali. “Quando gli accordi territoriali lo recepiranno il caldo sarà finito”, punge Franco Mari. “Farlo a luglio è una cosa di cui dovrebbero vergognarsi anziché vantarsi Calderone, Sbarra e l’intera compagnia del governo Meloni”. Il testo, però, continua a ricevere feedback positive dal mondo produttivo.

Dopo la Coldiretti, anche la Cia-Agricoltori italiani lo ritiene “un passo importante per la salvaguardia dei lavoratori agricoli e la sostenibilità del comparto”. L’Inps, intanto, fornisce le indicazioni alle aziende per chiedere la cassa integrazione ordinaria con temperature elevate, spiegando che si può chiedere sia a fronte dell’ordinanza della pubblica autorità, per cause non imputabili all’impresa e ai lavoratori, sia quando le temperature risultino superiori a 35 gradi, anche con temperature “pari o inferiori a 35 gradi centigradi può determinare l’accoglimento della domanda di accesso alle prestazioni di integrazione salariale qualora si prenda in considerazione la valutazione della temperatura percepita, che è più elevata di quella reale”. In questo scenario continuano a muoversi anche le Regioni. Alla lista si aggiungono, infatti, la Basilicata e le Marche: l’ordinanza del governatore, Vito Bardi, prevede la sospensione delle attività lavorative nei cantieri edili nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16 nelle giornate in cui la mappa del rischio segnali un livello di rischio ‘alto’; mentre Francesco Acquaroli impone, fino al prossimo 31 agosto, lo stop alle attività lavorative all’aperto e in condizioni di esposizione prolungata al sole, nella fascia oraria 12.30-16, nei settori agricolo, florovivaistico e della logistica, oltre che nei cantieri edili e stradali. Tutti segnali che la situazione straordinaria è sotto la lente delle istituzioni, a qualunque latitudine.