Si celebra oggi, 5 giugno, la Giornata mondiale dell’ambiente, istituita nel 1972 dalle Nazioni Unite in occasione della Conferenza di Stoccolma sull’ambiente umano per incoraggiare la consapevolezza e l’azione a livello mondiale a favore dell’ambiente. Il tema scelto quest’anno è la lotta all’inquinamento da plastica con un appello all’azione collettiva per contrastarlo.
La Giornata di quest’anno cade esattamente due mesi prima che i paesi si riuniscano nuovamente per continuare a negoziare un trattato globale per porre fine all’inquinamento da plastica. Dal 5 al 14 agosto, infatti, a Ginevra si svolgerà la seconda parte della quinta sessione dell’Assemblea ambientale delle Nazioni Unite per chiedere uno strumento internazionale giuridicamente vincolante sull’inquinamento da plastica, anche nell’ambiente marino.
Secondo i dati raccolti dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), ogni anno circa 100.000 mammiferi e un milione di uccelli marini muoiono a causa dell’intrappolamento all’interno delle reti da pesca abbandonate o dopo aver ingerito i frammenti che esse rilasciano in mare. L’86% dei rifiuti marini rinvenuti sui fondali è riconducibile ad attività di pesca, con una netta prevalenza di lenze, cime e reti abbandonate, perse o dismesse. Le reti fantasma rappresentano, quindi, una delle forme più insidiose di inquinamento marino.
“L’inquinamento causato dalla plastica – dice il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres proprio in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente – sta soffocando il nostro pianeta, danneggiando gli ecosistemi, il benessere e il clima. I rifiuti di plastica ostruiscono i fiumi, inquinano gli oceani e mettono in pericolo la fauna selvatica. E mentre si scompone in parti sempre più piccole, si infiltra in ogni angolo della Terra: dalla cima del monte Everest alle profondità dell’oceano, dal cervello umano al latte materno”.
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