Il palazzo ‘green’ della Commissione Ue per tagliare 60% di Co2 al 2030

Green Deal, Fit for 55, economia circolare, transizione verde. Nomi di dossier e strategie ‘made in EU’ che hanno tutti un elemento in comune, la Commissione europea che li ha messi sul tavolo in forza del potere di iniziativa legislativa. Per l’istituzione comunitaria che detta la linea, gli obiettivi di sostenibilità non possono rappresentare un’eccezione, e quindi l’esecutivo comunitario offre l’esempio con un rinnovato edificio a prova di impegni e sforzi green. Il palazzo Berlaymont, sede di lavoro e riunione del collegio, risponde agli imperativi di risparmio energetico, isolamento acustico, riduzione degli sprechi.

Un lavoro iniziato ben prima delle politiche eco-sostenibili dell’Ue. Il palazzo Berlaymont è stato realizzato negli anni Sessanta. Completato nel 1969, dovette subire un’imponente opera di bonifica per rimuovere tutto l’amianto utilizzato durante la costruzione, dopo che venne accertata la natura cancerogena della sostanza. Una nuova ristrutturazione dell’edificio è stata condotta dal 1991 al 2004. È in quell’occasione che la sede della Commissione è stata dotata con sistemi all’avanguardia di sostenibilità, attraverso l’installazione di un sistema di cogenerazione che consente di aumentare l’efficienza dell’energia utilizzata nell’edificio, soffitti radianti e raffrescanti per il controllo della temperatura negli uffici, serbatoi di ghiaccio che consentono lo stoccaggio del freddo al di fuori delle ore di punta per l’utilizzo durante l’orario di lavoro. A questo si aggiunge un sistema per il recupero dell’acqua usata e il riutilizzo nei circuiti dei serbatoi d’acqua per servizi igienici sistema di irrigazione degli impianti.

I lavori di ristrutturazione hanno inoltre dotato la facciata del Berlaymont di 21 mila metri quadrati di di lamelle mobili in vetro controllate da un computer collegato a sensori meteorologici, che riposiziona i pannelli in base alla posizione del sole, alla temperatura e alla velocità del vento. Questa facciata esterna, costruita attorno alla struttura esistente, funziona da coperta ad alta tecnologia che trattiene il calore durante i mesi invernali e ripara dal sole durante l’estate. Inoltre, questa doppia facciata riduce i livelli di rumore all’interno dell’edificio.

L’esecutivo comunitario vuole dare il buon esempio in fatto di lotta ai cambiamenti climatici, e si pone dunque l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 60% rispetto ai livelli del 2005. Per questo, oltre a quello che già offre l’edificio, altre azioni sono in corso d’opera per rendere ancor più verde la sede di lavoro. Nello specifico, è in atto uno studio di fattibilità per l’installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto, e in parallelo da marzo di quest’anno si sta procedendo alla ristrutturazione di lampade e impianti di illuminazione di tutti i 18 piani.

(Photo credits: EMMANUEL DUNAND / AFP)

Nadia Bisson

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