Italiani attenti a benessere animali, basta che non costi troppo

Benessere animale, il tema suscita la sensibilità degli italiani che poi, però, nella vita di tutti i giorni, agiscono in modo diverso alle loro emozioni. Andrebbe fatto di più, ammettono, ma a questo slancio teorico non ne corrisponde uno pratico. Il sondaggio di Eurobarometro dedicato al tema del benessere animale per i capi di allevamento (maiali, mucche, galline e affini) mostra una doppia faccia tutta tricolore in materia. A livello concettuale c’è un consenso praticamente unanime sulla necessità di fare di più. Tra quanti lo considerano “molto importante” (49% degli intervistati) e “abbastanza importante” (41%) riconoscere a tutti questi animali condizioni e standard migliori – ambienti comodi e spazio a sufficienza per muoversi, cibo a sufficienza, evitare gabbie singole – nove italiani su dieci (90%) chiedono tutela per gli animali. Tanto che la stragrande maggioranza degli italiani vorrebbe che Parlamento e governo agissero per un rafforzamento delle regole di gestione degli animali da allevamento.

Un 44% dei rispondenti sostiene che “sicuramente” il benessere animale “dovrebbe essere maggiormente tutelato rispetto a quanto non lo sia ora”, a cui si aggiunge un 44% di uomini e donne per cui “probabilmente” vanno introdotti correttivi del caso in questo ambito. C’è di più. Essendo il tema del maltrattamento di animale avvertito tra la popolazione, tre persone su dieci (31%) si dicono disposte a volere “sicuramente” più informazioni sulle condizioni di trattamento degli animali da allevamento, e ad altre tre persone su dieci (36%) non dispiacerebbe riceverle.
Ma ecco che si registra lo scollamento tra quanto dichiarato e quanto fatto. Perché poi, nonostante esista un’etichetta che riporta le informazioni sul benessere animale, gli italiani nella veste di consumatori ignorano il cartellino al momento dell’acquisto di prodotti derivanti da sistemi di allevamento. Alla domanda “lei cerca queste etichette quando acquista prodotti alimentari?” risponde “Sì, il più delle volte” appena il 27% degli italiani. C’è poi una buona fetta (40%) di quanti guardano solo “occasionalmente” alle informazioni sul benessere animale, a riprova di usi, abitudini e attenzioni ancora poco consolidati.

Ancora, la battaglia di principio si scontra con le esigenze di portafoglio. Il 43% degli italiani si dichiara “non disposto” a pagare di più per prodotti derivanti da sistemi di allevamento attenti al benessere degli animali. C’è un porzione di popolazione disposta a fare attenzione al benessere animale alla cassa, a patto che il sacrificio economico non ecceda il 5% del prezzo di base. Un 17% di uomini e donne d’Italia è disposta a pagare il 10% in più, e appena il 4% dei rispondenti è pronto a pagare il 20% in più.

Valentina Innocente

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