La grande sete dell’Italia. In Piemonte 170 Comuni in crisi

Sale la temperatura, di pioggia non se ne vede da mesi e l’Italia ha sempre più sete, con 15 milioni di persone sottoposte a stress idrico. Da nord a sud il grido di allarme è unanime: è una calamità. E i prossimi mesi saranno ancora più critici.

La situazione peggiore è al nord, con il Piemonte che ha già chiesto lo stato di calamità per l’agricoltura, oltre ad aver annunciato il rilascio di acque dai bacini utilizzati per produrre energia idroelettrica a supporto dell’irrigazione e la deroga al minimo deflusso vitale dei fiumi. Decisioni prese nel corso dell’insediamento del tavolo permanente voluto dal governatore Alberto Cirio per monitorare e affrontare la situazione di emergenza e del quale fanno parte le organizzazioni agricole, i consorzi irrigui, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, le Autorità d’ambito del servizio idrico integrato e l’Anbi (Associazione nazionale Bonifiche Irrigazioni Miglioramenti Fondiari). Cirio ha ricordato che “stiamo vivendo una crisi idrica peggiore di quella del 2003” e “il secondo maggio più caldo dal 2009 negli ultimi 65 anni“. Il Po sta pagando le conseguenze peggiori, con un portata d’acqua inferiore al 72% rispetto alla norma. Sulle Alpi non c’è neve, gli affluenti sono secchi e il Grande Fiume non è in grado di soddisfare la domanda degli agricoltori. Verso est, il suo Delta è salato per più di 15 chilometri. Da qui la decisione di agire, in accordo con i gestori degli invasi, “per rilasciare un quinto delle acque contenute nei bacini idroelettrici, operazione che permetterebbe di garantire 15-20 giorni di respiro e salvare il raccolto e le produzioni agricole grazie all’aumento della portata dei fiumi e dei canali di irrigazione“.

Ma il peso della grande sete sta gravando anche sui cittadini. Sono 170 i Comuni piemontesi in cui sono state emanate ordinanze per l’uso consapevole dell’acqua potabile e limitazione agli usi domestici. Vietato, insomma, utilizzare l’acqua per innaffiare i giardini o per attività non destinate alla cucina e all’igiene personale. In 10 Comuni della provincia di Novara, inoltre, è stato interrotto il flusso di acqua potabile durante la notte. Va meglio a Torino città, dove – assicura il sindaco Stefano Lo Russo – “non ci sono criticità tali da compromettere la somministrazione di acqua potabile alla popolazione“. La siccità, però, spiega il primo cittadino, potrebbe durare a lungo ed è fondamentale “la programmazione degli interventi come la manutenzione delle reti, gli invasi, le opere di mitigazione, di stoccaggio e di accumulo, che devono essere messe in campo“. Altre Regioni si stanno attivando per chiedere lo stato di calamità che, pur non potendo prevenire situazioni del genere, consente, come ha ricordato Cirio, di dare ai governatori “la celerità e l’elasticità nell’adottare decisioni emergenziali, un po’ come è successo con il Covid“.

La mappa della sete non risparmia nessuno. Dalla Lombardia alla Sicilia, dal Piemonte al Molise, dal Veneto al Lazio, dalla Toscana alla Puglia la siccità stringe in una morsa i campi e i raccolti del 2022. Secondo le stime di Coldiretti i danni all’agricoltura ammontano a 2 miliardi di euro e per la Cia “è a rischio fino al 50% della produzione agricolanel nord Italia. In Lombardia Enel rilascerà subito, per almeno 10 giorni, 200.000 metri cubi di acqua al giorno per il fiume Brembo e 250.000 metri cubi di acqua al giorno per il fiume Serio, così da dare sollievo agli agricoltori.

La siccità, ha ricordato Legambiente, negli ultimi 25 anni è costata all’Italia 5 miliardi di dollari e questa nuova ondata rischia di far diventare il conto ancora più salato.

Nadia Bisson

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