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Ora legale per sempre, Italia spinge per la svolta in Ue. Risoluzione approda alla Camera

Il dibattito sulle lancette da spostare due volte l’anno fa un deciso passo avanti nelle aule istituzionali italiane. Si è infatti conclusa ufficialmente alla Camera dei deputati l’indagine conoscitiva sull’ora legale, un percorso che si è tradotto nella presentazione di una risoluzione d’indirizzo politico condivisa dalle forze parlamentari. L’iniziativa nasce dalla spinta congiunta del deputato della Lega Andrea Barabotti, primo firmatario dell’indagine svolta nell’ambito della X Commissione (Attività produttive), della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e di Consumerismo No Profit. Alla base del provvedimento c’è un forte radicamento nella società civile, testimoniato dalle quasi 360mila firme raccolte a sostegno della petizione popolare “ora legale per sempre”.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione tenuta alla Camera, i promotori hanno illustrato nei dettagli il testo della risoluzione, la quale fissa tre direttive precise per l’Esecutivo italiano. Il primo e fondamentale pilastro dell’azione politica punta ad “attivarsi presso gli organismi competenti a livello europeo per riprendere il percorso della direttiva e giungere all’approvazione del testo che il Parlamento europeo ha già approvato”. La questione, ferma a livello comunitario, affonda le radici nella vasta consultazione pubblica avviata nel 2018, in cui oltre l’84% dei cittadini europei partecipanti si espresse nettamente a favore dell’abolizione del cambio d’orario stagionale. Il secondo impegno chiede al Governo di “promuovere, se questo sarà di aiuto a raggiungere l’obiettivo, la sperimentazione dell’ora legale permanente sul nostro territorio nazionale”.

Su questo punto gli esperti e i promotori ricordano un vincolo normativo fondamentale: i singoli Stati membri dell’Unione Europea non possono procedere in totale autonomia a modificare il proprio regime orario, rendendo indispensabile un coordinamento stretto e un’autorizzazione o direttiva comunitaria. Infine, il testo impegna l’amministrazione a “concorrere con le informazioni che abbiamo raccolto alla definizione di una sintesi a livello europeo, quindi depositando l’indagine, i risultati dell’indagine conoscitiva nelle mani delle istituzioni”. L’obiettivo dichiarato è fare in modo che il lavoro di audizioni, dati e analisi svolto a Montecitorio diventi un patrimonio conoscitivo utile a sbloccare l’empasse a Bruxelles.

Durante i lavori dell’indagine conoscitiva sono stati auditi esperti del mondo scientifico, sindacati, associazioni di categoria e rappresentanti delle imprese, delineando un quadro in cui i vantaggi dell’ora legale permanente supererebbero ampiamente i disagi legati ai tradizionali spostamenti delle lancette. Dal punto de vista medico ed epidemiologico, il vicepresidente della SIMA Prisco Piscitelli ha evidenziato come l’adozione di un regime di luce solare prolungata garantisca “un’ora di luce in più nei pomeriggi che apporta benefici immediati alla salute, favorisce l’attività fisica all’aperto dopo il lavoro e migliora la sicurezza e la vita familiare”. I disagi biologici e psicofisici associati agli orari, secondo gli specialisti, sono circoscritti unicamente ai momenti transitori del cambio d’ora, mentre i vantaggi strutturali duraturi sul benessere collettivo risultano di gran lunga superiori.

A ciò si affiancano considerazioni di carattere ambientale: l’estensione delle ore di luce pomeridiana e serale favorisce una significativa riduzione delle emissioni di Co2, con un impatto positivo e misurabile sulla qualità dell’aria urbana. Sebbene sul fronte del risparmio energetico puro l’impatto diretto per l’illuminazione si sia progressivamente ridimensionato nel corso degli anni a causa della capillare diffusione di tecnologie a elevata efficienza energetica, come i sistemi a LED, il bilancio complessivo rimane ampiamente favorevole. Sul piano economico, l’allungamento della luce nei pomeriggi e nelle serate primaverili, estive e autunnali rappresenta un formidabile volano per il commercio al dettaglio, la vitalità economica e sociale dei centri storici, la ristorazione e il settore turistico. La portata dell’iniziativa non risiede unicamente nella materia tecnica del fuso orario, ma anche nel metodo politico adottato. Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo No Profit, ha definito l’operazione “uno straordinario esperimento collaborativo tra un’associazione di consumatori, un’organizzazione scientifica e la politica”, capace di centrare un traguardo storico: trasformare una petizione e un’istanza nata dal basso in un vero e proprio atto d’indirizzo parlamentare. Un segnale forte, volto a dimostrare che la voce dei cittadini non si esaurisce nel perimetro delle piattaforme di mobilitazione online, ma può tradursi in un’incisiva azione legislativa e istituzionale. Con l’approvazione unanime del documento conclusivo della X Commissione e la formalizzazione della risoluzione, l’Italia lancia dunque la sua sfida diplomatica e politica in Europa. Come ribadito da Andrea Barabotti nel corso del suo intervento, “dopo anni di discussioni, è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti”, facendo sentire con forza la voce del Paese nelle sedi comunitarie per superare definitivamente la frammentazione e i disagi del doppio cambio d’ora.

Valentina Innocente

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