CLAUDIO DESCALZI ENI
Oggi è il giorno dell’assemblea degli azionisti Eni. Un’Assemblea diversa dalle altre. Procedendo per via induttiva, infatti, la sensazione è che si tratterà di un appuntamento meno fluido dei precedenti, per lo meno da quanto si evince dalle domande che sono state depositate dai soci di minoranza e che hanno come fulcro, comprensibilmente, la crisi del gas e gli extraprofitti del dl Energia. La guerra in Ucraina, le sanzioni alla Russia, la necessità di diversificare i fornitori tessendo nuovi accordi e implementando i vecchi, sono argomenti che sposteranno la discussione rispetto al passato e che profilano nell’immediato contesti di atterraggio differenti. Non a caso, nella lettera spedita ai soci dall’ad Claudio Descalzi, si parla di “scenari estremi” che il colosso dell’energia italiana si sta preparando ad affrontare.
Scenari estremi significa la peggiore delle situazioni possibili e immaginabili, con l’embargo totale e repentino delle forniture da Mosca, con problemi di stoccaggio e approvvigionamento per sostenere l’uso dei condizionatori adesso e, in inverno, per riscaldare i termosifoni. Intanto, Eni ha praticamente finito di azzerare la sua presenza in Russia e messo in vendita il 50% del gasdotto Bluestream che possiede a metà con Gazprom. Insomma, il pranzo è servito: toccherà a Descalzi entrare in profondità, spiegare il perché e il percome, scattare un’istantanea non sfocata della realtà attuale e di quella futura/futuribile, regalare per quanto possibile un po’ di serenità.
Non meno delicata è la questione dell’extraprofitto, ovvero l’aliquota straordinaria del 25% legata al dl Energia2 che avrà un impatto subitaneo e non trascurabile. A Eni e ad altre aziende del settore i conti non tornano. Per due ragioni: la prima, la marginalità degli operatori di energia non è gonfiata ma dipende dalla volatilità dei prezzi perché – spiega Desclazi – si compra e si vende a prezzi di mercato senza la possibilità di determinare il ‘pricing’, quindi gli extraprofitti da gas non ci sono stati; la seconda, il governo stima di incassare circa 8 miliardi da questa manovra di tassazione ma, in realtà, il contributo derivante dagli extra profitti sarà assai minore.
Interrogativi ed eventuali malumori dell’Assemblea andranno risolti e sedati da Descalzi, probabilmente nell’Assemblea più delicata da quando è in carica come amministratore delegato, la prima in tempo di guerra.
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