Christine Lagarde, President of the European Central Bank (ECB) holds a news conference on eurozone monetary policy following the meeting of the governing council of the ECB in Frankfurt am Main, western Germany, on July 21, 2022. - The European Central Bank lifted key interest rates by a surprise 50 basis points on July 21, 2022, its first hike since 2011 and more than expected as the eurozone grapples with rampant inflation and a looming energy crisis. (Photo by Daniel ROLAND / AFP)
“Lagarde lascerà la Bce prima della fine del suo mandato”, la presidente della Banca centrale “vuole dare a Macron e Merz la possibilità di scegliere il suo successore prima delle elezioni presidenziali francesi”. A lanciare la proverbiale bomba è il Financial Times nella sua edizione online. Ed è bastato anche solo il titolo per scatenare una ridda di reazioni, principalmente sui media globali. Analisti e mercati infatti accolgono molto tiepidamente l’indiscrezione: euro e rendimenti obbligazionari non danno segni di accelerazione nell’immediato, in attesa di approfondimenti.
Il mandato di Lagarde si concluderà nell’ottobre 2027, ma secondo il quotidiano economico britannico, che cita una “fonte a conoscenza” dell’argomento, l’intenzione sarebbe legata a una strategia strettamente politica: dimissioni anticipate permetterebbero ai leader di Parigi e Berlino di concordare un successore prima delle elezioni presidenziali francesi, nella primavera del prossimo anno. Il timore è infatti che il periodo non sia propizio per decidere anche sul vertice della massima autorità economica dell’eurozona: sia per l’ormai notoria instabilità del sistema politico francese, sia perchè all’Eliseo è proiettata l’estrema destra di Marine Le Pen e Jordan Bardella.
Le stesse ragioni per cui negli scorsi giorni è arrivato l’annuncio a sorpresa delle dimissioni anticipate del governatore della Banque due France, François Villeroy de Galhau. Altro elemento: in scadenza nel 2027 ci sono anche i mandati dei membri del Comitato esecutivo, Philip Lane e Isabel Schnabel. Le contrattazioni tra i governi si concentrerebbero dunque sull’intero pacchetto di nomine.
La principale interessata non commenta, al momento, e sorprenderebbe qualora lo facesse, date le dichiarazioni misurate su temi cruciali come l’andamento della politica monetaria. Figurarsi sull’addio alla Banca custode dell’euro. Anche perché è la stessa Bce, tramite un portavoce, che conferma che “la presidente Lagarde è totalmente concentrata sulla sua missione e non ha preso alcuna decisione in merito alla fine del suo mandato”.
Il Financial Times rilancia comunque un tema già emerso nel recente passato e che si è rafforzato con l’attacco frontale di Donald Trump all’attuale presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, e più in generale all’indipendenza della Banca centrale Usa. Qualche mese fa il nome di Lagarde era stato accostato anche al World Economic Forum ma l’indiscrezione non aveva prodotto alcunchè. Nel frattempo è già scattato il toto-nomi, con i candidati di Germania, Paesi Bassi e Spagna in prima fila. Macron, pur avendo voce in capitolo, non dovrebbe avanzare pretese su un connazionale dato che la Bce ha già ottenuto due presidenze (Jean-Claude Trichet e Lagarde), mentre per effetto della turnazione l’Italia al momento potrebbe esprimere solo un voto secondario. Anche per Berlino la situazione è complicata e la strada verso Francoforte di Joachim Nagel, governatore della Bundesbank, è in salita: la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, è tedesca. Il che restringe il campo ai potenziali candidati di Madrid (Pablo Hernandez de Cos, ex governatore del Banco de España e attuale dg della Banca dei regolamenti internazionali) e Amsterdam (Klaas Knot, ex presidente della De Nederlandsche Bank).
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