Dazi, così il mercato europeo rischia di essere sommerso da prodotti cinesi

Il conflitto commerciale avviato da Donald Trump potrebbe provocare turbolenze nei flussi globali di materie prime, con il rischio che l’Europa veda il suo mercato inondato di prodotti cinesi. Poiché il presidente Usa ha garantito una tregua di 90 giorni sui dazi tranne che alle merci provenienti dalla Cina (con una sovrattassa fino al 145%), si fa sempre più probabile un cambio di strategia di Pechino, che potrebbe tentare di vendere le sue merci in eccesso in Europa, anche se ciò significa tagliare i prezzi, e quindi minacciare ulteriormente i settori industriali del Vecchio Continente, molti dei quali sono già sotto pressione proprio a causa della concorrenza cinese.

Questo cambiamento potrebbe portare a nuove rotte commerciali e a una catena di approvvigionamento più complessa”, afferma Daniela Sabin Hathorn, analista di Capital.com, che ritiene che le aziende potrebbero “iniziare a deviare le merci cinesi” per aggirare i dazi statunitensi. Un rischio per l’industria europea già segnalato da Emmanuel Macron. Il presidente francese giovedì aveva chiesto di “tenere conto delle conseguenze indirette” delle decisioni di Trump, “perché i dazi sulla Cina sono enormi”. Ciò “creerà rischi di potenziale spostamento di alcuni di questi prodotti e beni, il che avrà un impatto molto chiaro sulle nostre economie e sull’equilibrio di alcuni settori e dei nostri mercati”, aveva avvertito. Oggi ha ribadito la necessità per l’Unione europea di “proteggersi dai flussi provenienti da Paesi terzi”, in particolare dalla Cina.

Ci saranno anche effetti compensativi“, afferma Aurélien Saussay, professore di Economia alla London School of Economics, il quale sottolinea che i dazi doganali Usa “danno all’Ue un vantaggio sulla Cina quando si tratta di esportare verso l’America”. Resta il fatto che i dazi doganali imposti alla Cina di fatto “creeranno una maggiore pressione concorrenziale per l’industria europea, in particolare nei settori in cui i margini sono già ridotti”, spiega Anaïs Voy-Gillis, esperta di politica industriale. In particolare, “la siderurgia europea, già in difficoltà, potrebbe essere ulteriormente indebolita”: “Saranno esposti anche i pannelli solari, la cui produzione mondiale è dominata dalla Cina, l’acciaio e l’alluminio”, ha spiegato.

Anche il Ministero francese dell’Industria, intervistato da Afp, ritiene che saranno interessati i settori “prodotti chimici di base” e “pezzi di ricambio per automobili”. In caso di un aumento dei prodotti cinesi, l’Europa potrebbe a sua volta “reagire con politiche protezionistiche”, afferma Saussay. “Ecco perché abbiamo trascorso 80 anni evitando questo tipo di offensiva protezionistica. Si arriva molto rapidamente a una logica di ritorsione da cui è difficile uscire”, prosegue l’economista.

Di fronte allo sconvolgimento globale causato dalle tariffe americane, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha insistito martedì sul “ruolo essenziale” della Cina nel contrastare questa “possibile deviazione” di merci. Produttori e imprenditori chiedono all’Europa di agire per restare competitiva, in particolare “sulla politica dell’offerta” e “semplificando le normative”, ha insistito Alexandre Saubot, presidente di France Industrie, al termine dell’incontro organizzato all’Eliseo giovedì 3 aprile. Ma gli standard europei “proteggono in parte il mercato dai prodotti di qualità inferiore”, sottolinea Voy-Gillis. Ciò vale in particolare per i cosmetici, per i quali “il mercato europeo è molto esigente”, sottolinea Emmanuel Guichard, della Federazione delle imprese di bellezza (Febea), per il quale “il rischio di vedere una grande quantità di prodotti cinesi oggetto di dumping non è così significativo proprio grazie alle normative” e alle “barriere qualitative”. ù

Valentina Innocente

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