El Nino riaccende rischio globale su produzione e prezzi riso: cuscinetto da scorte

Il mercato mondiale del riso torna a guardare con attenzione al rischio climatico. La produzione è attesa in calo e, sul fronte meteorologico, pesa la possibilità di un rafforzamento di El Niño, che potrebbe modificare precipitazioni e disponibilità d’acqua in alcune delle principali aree produttrici asiatiche. A questo si aggiungono costi ancora elevati per fertilizzanti, carburanti e trasporti. Al momento i futures sul riso al Chicago Board of Trade si aggirano intorno ai 309 dollari per tonnellata, in rialzo di circa il 2% nella seduta e ai livelli più alti da gennaio 2025.

Le stime globali descrivono in effetti un’offerta meno abbondante. S&P Global prevede per il 2026-27 una produzione mondiale di 536,4 milioni di tonnellate, circa 9 milioni in meno rispetto alla campagna precedente. Anche l’Igc ha ridotto le proprie previsioni di 2 milioni di tonnellate, soprattutto per il peggioramento delle prospettive negli Stati Uniti e in alcuni Paesi asiatici. Il commercio mondiale, tuttavia, dovrebbe crescere fino a un nuovo record di 62 milioni di tonnellate nel 2027, sostenuto dalla domanda alimentare di Asia e Africa.

Lo stesso Dipartimento Usa dell’Agricoltura (Usda) vede una produzione inferiore ai consumi. Nell’ultimo rapporto Wasde la raccolta mondiale è stimata a 537,3 milioni di tonnellate, contro consumi per 542,8 milioni. Gli scambi dovrebbero raggiungere 62,8 milioni di tonnellate, mentre le scorte finali sono previste a 192,6 milioni. Nelle stime di maggio la produzione era indicata a 537,8 milioni di tonnellate, con consumi record a 541,4 milioni. L’India restava il primo esportatore mondiale, con 25 milioni di tonnellate previste.

Proprio l’India va seguita con maggiore attenzione. Dopo le restrizioni alle esportazioni introdotte nel 2023, che avevano contribuito alla forte crescita dei prezzi internazionali, le scorte indiane sono oggi abbondanti e le vendite all’estero sono tornate a sostenere l’offerta mondiale. Un raccolto negativo potrebbe però cambiare rapidamente il quadro. Il riso, infatti, è meno scambiato sui mercati internazionali rispetto ad altri cereali: una parte relativamente piccola della produzione mondiale viene esportata e pochi grandi Paesi hanno un peso determinante sui prezzi.

Il rischio maggiore arriva dal possibile rafforzamento di El Niño, con conseguenze sui monsoni asiatici e sulla disponibilità d’acqua in India, nel Sud-Est asiatico e in Australia. Una parte molto consistente della produzione mondiale arriva da risaie irrigate, che possono attenuare gli effetti delle precipitazioni irregolari ma non eliminano il rischio quando lo stress idrico interessa contemporaneamente più aree produttrici.

Un precedente importante è quello del 2007-08. In quella fase il prezzo del riso quasi triplicò e la crisi alimentare contribuì a provocare proteste e disordini in diversi Paesi. Oggi la situazione è diversa e le scorte globali offrono una protezione maggiore. La Fao stima che alla fine della campagna 2026-27 le riserve mondiali di riso raggiungeranno 214,1 milioni di tonnellate, il 2,7% in meno rispetto ai livelli record di apertura ma comunque la seconda dotazione più alta mai registrata. Il rapporto tra scorte e consumi resta quindi un importante cuscinetto.

La domanda continua intanto a crescere. Secondo la Fao, il consumo mondiale aumenterà dello 0,9% nel 2026-27, raggiungendo il record di 558,2 milioni di tonnellate, soprattutto per effetto della crescita demografica. Il commercio internazionale nel 2026 è invece previsto a 59,8 milioni di tonnellate, il 2,1% sotto il massimo raggiunto nel 2025.

Anche sul mercato europeo la pressione arriva più dai flussi commerciali che dalla produzione interna. Secondo la Commissione europea, le importazioni di riso lavorato restano elevate, intorno a 800mila tonnellate nei primi mesi della campagna, mentre quelle di riso confezionato sono salite a circa 414mila tonnellate, oltre la metà del totale del segmento. Tra i principali fornitori figurano Cambogia, India, Thailandia e Pakistan. Sul fronte della produzione, il bollettino del Joint Research Center della Commissione europea indica per il 2026 superfici sostanzialmente invariate e rese attese circa il 4% sopra la media degli ultimi cinque anni. In Italia le superfici dovrebbero attestarsi intorno a 235mila ettari, mentre in Spagna sono previste poco sopra i 96mila ettari, su livelli simili a quelli del 2025. Anche in Francia e Portogallo le condizioni delle colture restano generalmente favorevoli.

A luglio, intanto, l’indice Fao dei prezzi del riso è rimasto stabile, mentre quello dei cereali è aumentato del 3,4% rispetto a giugno e del 6,9% rispetto a luglio 2025.

Valentina Innocente

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