Clima, l’Europa occidentale chiude l’estate dei record: è stata la più calda di sempre

L’estate appena trascorsa è stata la più calda mai registrata nell’Europa occidentale e la terza a livello continentale da quando esistono le misurazioni storiche. A certificarlo sono i dati diffusi dal Servizio per i cambiamenti climatici di Copernicus (C3S) e dal Servizio per la gestione delle emergenze (CEMS), entrambi implementati dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine.

Nell’area occidentale del continente la temperatura media stagionale ha toccato i 21,7 gradi centigradi, superando di 2,5 gradi la media del trentennio 1991-2020 e battendo il precedente primato stabilito nel 2003. La stagione calda si è presentata con largo anticipo, con una prima ondata già a fine maggio, per poi prolungarsi con valori anomali fino a settembre. In tutto il periodo estivo si sono contati 17 giorni in cui almeno il 60% del territorio dell’Europa occidentale ha superato la soglia dei 30 gradi, contro gli 11 giorni del 2003 e i 7 del 2025.

Il quadro meteo-climatico ha generato un impatto severo anche sulla salute pubblica. Alla fine della stagione il 52% dell’Europa si è trovato esposto a uno stress termico classificato come “molto forte”, corrispondente a una temperatura percepita pari o superiore ai 38 gradi. Nell’Europa occidentale i giorni con stress termico “forte” sono stati 41, superando di cinque unità il record del 2003, mentre le giornate con stress termico “molto forte” hanno toccato il valore record di 13.

All’anomalia dell’aria si è affiancata quella marina. Lungo gran parte della fascia atlantica e nel bacino del Mediterraneo occidentale e centrale le temperature della superficie dell’acqua hanno raggiunto picchi mai registrati o prossimi ai massimi. Le ondate di calore in mare, prolungate e intense, hanno ridotto il raffreddamento notturno e aumentato i tassi di umidità nelle aree costiere, amplificando il disagio per la popolazione.

La persistente assenza di precipitazioni ha inoltre ridotto la portata dei principali corsi d’acqua europei ai minimi termini. Secondo le rilevazioni dello European Flood Awareness System, iniziate nel 1992, i flussi estivi non erano mai stati così bassi. Tra luglio e agosto fiumi cardine per l’economia continentale come Po, Reno, Danubio, Loira, Rodano e Senna hanno toccato simultaneamente livelli di magra record. La carenza idrica ha determinato ripercussioni sulla navigazione commerciale e sulle catene di fornitura, limitando al contempo le riserve per l’irrigazione agricola, il raffreddamento delle centrali nucleari e la generazione di energia idroelettrica.

“Nel 2026 l’Europa ha vissuto un’estate caratterizzata da fenomeni climatici estremi che si sono sommati tra loro”, ha spiegato Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso l’ECMWF. “Stress termico record, siccità diffusa, fiumi ai minimi e mari caldi si sono verificati contemporaneamente. Le conseguenze sono andate ben oltre i numeri delle temperature, influenzando l’acqua, l’energia, i trasporti e la salute umana. Questo quadro sottolinea l’importanza di rafforzare la resilienza di fronte a rischi climatici interconnessi”.

Elena Fois

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