TAVOLO ELECTROLUX
Importante svolta nella vertenza Electrolux, al termine del tavolo di confronto di questa mattina al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. La multinazionale svedese ha infatti annunciato il ritiro dei licenziamenti unilaterali precedentemente paventati, aprendo ad un percorso condiviso fondato su incentivi all’esodo, ammortizzatori sociali e nuovi investimenti per il rilancio delle produzioni italiane.
Il nuovo piano industriale presentato dal gruppo prevede interventi strategici per 90 milioni di euro e una revisione del piano prodotti, puntando a superare l’impostazione iniziale della chiusura secca. Nello specifico, il programma include un piano di uscite incentivate su base volontaria per un massimo di 600 impiegati e 650 operai, da gestire nell’arco di tre anni attraverso l’impiego della cassa integrazione straordinaria e degli ammortizzatori sociali disponibili. Per quanto riguarda il delicato nodo dello stabilimento di Cerreto d’Esi, è stato annunciato l’avvio di un progetto di reindustrializzazione e riqualificazione del personale, supportato dalla creazione di un apposito tavolo tecnico con le istituzioni locali e le parti sociali. Inoltre, l’iniziativa industriale punta a incrementare i volumi complessivi nel Paese oltre i 3,1 milioni di pezzi annui.
Il tavolo nazionale è stato presieduto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, affiancato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e dal sottosegretario Fausta Bergamotto, alla presenza di Confindustria, delle Regioni e dei Comuni coinvolti. Molto soddisfatto Urso: “Finalmente si apre una nuova fase. Quello compiuto oggi è un passo nella giusta direzione. Nessuno stabilimento chiuso, un percorso di reindustrializzazione per il sito di Cerreto d’Esi, il ritiro dei licenziamenti unilaterali, un piano di incentivazione alle uscite volontarie nell’arco di tre anni, il ricorso agli ammortizzatori sociali e una nuova proposta di investimenti a sostegno della transizione industriale”. Nel corso dell’incontro, il ministro ha sottolineato come la vertenza si inserisca nel più ampio fronte europeo per tutelare la manifattura e il settore degli elettrodomestici dalla concorrenza asiatica: “La linea italiana ha fatto breccia in Europa. Séjourné mi ha confermato poche ore fa per iscritto che sono pronti ad agire, sulla base delle indicazioni espresse nel nostro non paper, avallato anche da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia“. Per il prossimo futuro, ha sottolineato il ministro, “dobbiamo lavorare insieme con tutti gli attori, per definire in pochi giorni il nuovo piano sostenibile e condivisibile. Dobbiamo farlo entro il mese di ottobre. Per questo programmiamo sin d’ora la data del 29 ottobre per un nuovo incontro così da consentire al management europeo dell’azienda di preservare gli stabilimenti e i lavoratori italiani dalla riorganizzazione globale del gruppo”.
La reazione delle organizzazioni sindacali è stata di cauta apertura, pur evidenziando criticità e la necessità di ottenere garanzie vincolanti. Per la Uil e la Uilm, attraverso le voci di Vera Buonomo, Davide Sperti e Gianluca Ficco: “Sarà pur vero che hanno ritirato la minaccia di licenziamenti unilaterali, ma per arrivare ad un accordo bisogna salvare la fabbrica di Cerreto d’Esi e ridurre il numero degli esuberi”, che a detta dei sindacati restano elevati e bisognosi di una netta salvaguardia occupazionale. La Fiom-Cgil, con Barbara Tibaldi, ha invece ribadito come le uscite volontarie debbano essere attentamente monitorate per evitare carichi di lavoro insostenibili per il personale rimanente, pur accogliendo positivamente il superamento della data di chiusura rigida per Cerreto. Il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha sottolineato l’azione dei lavoratori Electrolux, “che hanno dimostrato quanto sia possibile, attraverso la lotta, cambiare un piano industriale fatto di delocalizzazioni, licenziamenti unilaterali e chiusure”.
Dal territorio, gli assessori del Friuli Venezia Giulia Sergio Emidio Bini e Alessia Rosolen hanno parlato di “significativo cambio di passo”. Il presidente delle Marche Francesco Acquaroli ha evidenziato che “per la prima volta si è discusso di un nuovo piano industriale che esclude la chiusura e supera l’ipotesi dei licenziamenti”, pur chiedendo di riconsiderare l’attività produttiva a Cerreto. Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale ha definito il cambiamento “rilevante“. Quindi l‘assessore regionale veneto Massimo Bitonci: “Arriva la prima vera svolta dopo mesi di confronti serrati”. I commenti politici e istituzionali riflettono la complessità della vertenza. Da un lato, le forze di opposizione, come il Pd, che evidenzia come le aperture aziendali non bastino, e chiede tutele certe sui tempi e sui contenuti senza depauperare il patrimonio professionale del gruppo. Chiara Appendino del M5s rimarca invece la necessità di mantenere “il fiato sul collo a azienda e governo“. Dall’altro lato ci sono i rappresentanti della maggioranza, tra cui la senatrice Elena Leonardi e il deputato Emanuele Loperfido di Fratelli d’Italia, insieme a Fabrizio Cecchetti della Lega, che hanno definito l’esito del tavolo “una vera e propria svolta”, lodando il lavoro diplomatico e istituzionale del governo e del ministro Urso “per mettere in sicurezza la filiera e avviare una nuova strategia industriale a difesa del lavoro in Italia”.
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