GIANCARLO GIORGETTI MINISTRO ECONOMIA E FINANZE
“Noi sicuramente chiederemo tutto il massimo della sicurezza energetica, cioè lo 0,3% più 0,3% uguale 0,6%. Sulla parte difesa invece non prenderemo il massimo e ci fermeremo a 0,9%”. Lo annuncia il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti arrivando alla Camera per le comunicazioni sulla clausola di salvaguardia nazionale per richiedere all’Unione la possibilità di spendere la flessibilità concessa in difesa ed energia. “La decisione della Commissione europea, precisa il tipo di spese, da quando esse siano maturate e che si possono utilizzare, quindi non è una decisione nostra. Quindi, noi dovremo muoverci all’interno delle prescrizioni della Commissione, che ha fatto molta fatica a concedere questa eccezione sull’energia, ma l’ha ricondotta a determinate spese”, spiega ricordando che la clausola originaria “era quella sulla difesa, che era 1,5% all’anno – aggiunge -. Quello che c’è di nuovo è che nell’ambito di questo 1,5% uno 0,3% all’anno, per un massimo di 0,6, può essere dedicato alla sicurezza energetica”.
Parlando alla Camera Giorgetti ha chiarito che sono escluse dalla clausola di salvaguardia per le spese energetiche “misure che tendono ad attenuare provvisoriamente la crisi in atto come quelle sulle accise o sussidi diretti e indiretti e al settore privato che non portano ad un miglioramento strutturale”.
Sulle tempistiche il ministro ha spiegato che la Commissione europea valuterà le richieste sulla richiesta della clausola di salvaguardia nazionale “nel mese di settembre, eventualmente raccomandandone l’approvazione al Consiglio, che dovrebbe formalizzare la raccomandazione nella riunione Ecofin di ottobre”. A seguito, “si procederà, anche nelle more dell’aggiornamento della disciplina contabile nazionale alla nuova governance economica europea, in via analoga, al ricorso alla procedura prevista dall’articolo 6 della legge n.243 del 2012, al fine di poter dare conto del quantum delle clausole utilizzate e degli interventi ai quali le relative risorse saranno destinate, cioè il cosiddetto scostamento di bilancio”.
Resta l’attenzione al deficit: di fatto, ha precisato Giorgetti, “l’articolata nuova procedura prevista dalle clausole di salvaguardia mostrano come ogni definitiva articolazione del piano non potrà che essere predisposta guardando alla compatibilità degli effetti delle misure in esso incluse con tutti i vincoli di finanza pubblica e all’evoluzione della procedura per il deficit eccessivo”. Infatti, ha aggiunto, “nel caso in cui la procedura di deficit eccessiva non venga chiusa anticipatamente alla luce di una revisione a settembre del dato relativo al 2025 o sulla base del valore di consuntivo del deficit 2026, un peggioramento dei conti pubblici negli anni successivi tali da determinare un deficit superiore al 3% implicherebbe la permanenza nella procedura fino al rientro al di sotto della soglia prevista dei trattati anche qualora il deficit in eccesso sia interamente riconducibile a spese in linea con i parametri di ammissibilità alla Nec (National escape clause, clausola di salvaguardia nazionale, ndr).
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