
Il primo passo del progetto di Bilancio 2027 è lo scostamento che in autunno il governo chiederà su energia e difesa. A dirlo è il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che dal Parlamento riceve un formale via libera ad attivare la clausola di salvaguardia nazionale concessa dall’Ue.
Le cifre: “Chiederemo il massimo sulla sicurezza energetica, cioè lo 0,6”, mentre sulla spese per la difesa “ci fermeremo allo 0,9%”. I tempi: “La Commissione europea valuterà le richieste sulla Nec nel mese di settembre, eventualmente raccomandando l’approvazione al Consiglio Ue che dovrebbe formalizzare la raccomandazione nella riunione Ecofin di ottobre”, dice Giorgetti. Dopodiché “lo scostamento che andremo a proporre al Parlamento a settembre-ottobre sarà lì definito sia in termini puntuali, sia in termini quantitativi, sia in termini di temporalizzazione, perché molto si interseca rispetto all’uscita dalla procedura di deficit eccessivo, che sarà definita o formalizzata, in un senso o nell’altro, soltanto verso la fine di settembre”.
Il responsabile del Mef spiega alle camere anche la ratio politica: “Io ho giurato sulla Costituzione e all’articolo 52 c’è scritto che è sacro dovere del cittadino sostenere la difesa. Per cultura e predisposizione personale, sono molto sensibile alla cultura del dovere e davanti al dovere non si scantona, non si scappa, non si diserta ed è per questo motivo che sono qui oggi”. Inoltre, rivendicando che in Europa è passata l’idea sostenuta dall’Italia, ovvero che “il concetto della sicurezza nazionale oggi è un po’ più evoluto, non si può parlare semplicemente in termini militari o di Difesa in senso classico, ma passa anche attraverso altre dimensioni”. Come l’energia, appunto. Anche se la flessibilità concessa da Bruxelles non serve a tagliare le accise o fare interventi per alleggerire le bollette: solo interventi infrastrutturali che aiutino i cittadini, abbandonando gradualmente le fonti fossili come mission principale.
Sulla difesa, poi, si consuma un ‘giallo’ sulla risoluzione di maggioranza, che in prima battuta viene presentato con l’impegno al governo di “valutare il ricorso alle migliori condizioni di finanziamento quali quelle del programma Safe”, la linea di prestito messa a disposizione dall’Ue sulle spese militari. La formula, però, non piace a tutti nel centrodestra, e non solo alla Lega, così viene cambiata un’ora dopo con l’invito a “valutare il ricorso a diverse condizioni di finanziamento ivi incluse, ove ritenute complessivamente vantaggiose, quelle di cui al programma Safe”. In poche parole, se strumenti come i classici Btp sono migliori perché privarsi della possibilità.
Le perplessità sul Safe le spiega ancora Giorgetti, in aula al Senato, dove ribadisce che “non esiste la verità assoluta rispetto alla convenienza in termini economico-finanziari”. Ma allo stesso tempo ammette che il programma ha dato vita a sinergie tra Paesi per progetti di difesa comuni “e di questo noi non possiamo evidentemente ignorare l’esistenza”.
Il ministro, inoltre, sottolinea come lo scostamento di bilancio sia una retta parallela col processo di uscita dalla procedura europea di infrazione per deficit eccessivo. Riuscire a non farli mai intrecciare sarà il compito del governo con la prossima legge di Bilancio. Anche se Giorgetti spera di centrare l’obiettivo di scendere sotto il 3% del rapporto deficit-Pil molto prima: “Io voglio andare a casa uscendo dalla procedura di deficit eccessivo, senza lasciare ad altri questa triste incombenza”. Sia alla Camera che al Senato le risoluzioni di maggioranza passano, ora si entra nella fase due, che vedrà a settembre la parte più operativa.