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I dazi sul caffè fanno impennare i prezzi globali: cresce la tensione sui mercati

Il prezzo del caffè riprende a correre sui mercati internazionali, spinto da una combinazione di fattori che includono un calo delle esportazioni brasiliane e l’incertezza sulle nuove politiche tariffarie degli Stati Uniti. Sia l’Arabica sia il Robusta hanno registrato consistenti aumenti nelle ultime sedute di borsa, con i futures di settembre che proseguono la loro scalata: l’Arabica ha messo a segno un +1,38% nella giornata di ieri, mentre il Robusta ha superato il +6%, crescendo anche oggi di oltre un punto percentuale. A scatenare il rally dei prezzi è stata la notizia del drastico calo delle esportazioni di caffè verde del Brasile, il primo produttore mondiale.

Secondo il gruppo esportatore Cecafe, a luglio le spedizioni sono diminuite del 28% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con un calo del 21% per l’Arabica e un crollo del 49% per il Robusta. Anche i dati del Ministero del Commercio brasiliano confermano la tendenza negativa, con una contrazione del 20,4% nelle esportazioni di caffè non tostato. Le scorte in calo stanno alimentando ulteriormente la tensione sul mercato: i dati Ice (Intercontinental Exchange) mostrano che le riserve di caffè Arabica sono scese al livello più basso degli ultimi 14 mesi, mentre quelle di Robusta hanno toccato il minimo delle ultime due settimane.

Intanto, il Robusta di settembre ha toccato il massimo degli ultimi due mesi, sostenuto anche dalla copertura delle posizioni corte dopo le forti vendite tra maggio e luglio. A peggiorare lo scenario è l’incertezza geopolitica. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha ancora escluso il caffè brasiliano dal nuovo dazio del 50% previsto sulle esportazioni verso gli Stati Uniti. Una decisione che, se confermata, potrebbe penalizzare fortemente il Brasile, che rappresenta il 37% della produzione globale e fornisce la quota maggioritaria del caffè importato dagli Stati Uniti.

Secondo l‘Usda, il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, il Brasile è infatti il principale fornitore di caffè per gli Stati Uniti. Ma i dazi imposti tra maggio e giugno stanno già mostrando i loro effetti: la Camera di Commercio americana stima che abbiano generato 245,5 milioni di dollari di introiti, con un’aliquota media salita all’8% rispetto allo 0,3% di un anno fa. Una recente analisi della Tax Foundation avverte che il caffè potrebbe diventare uno dei prodotti alimentari più colpiti dagli aumenti di prezzo legati alla nuova politica commerciale. Finora, i costi sono stati perlopiù assorbiti dalle aziende, ma secondo le previsioni di Goldman Sachs, presto ricadranno direttamente sui consumatori statunitensi. E non solo.

Valentina Innocente

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