Il Natale non salva fiducia dei consumatori. Istat: Indice cala per terzo mese di fila

Il Natale non basta a sostenere l’indice di fiducia dei consumatori, che a dicembre 2024 cala, passando da 96,6 a 96,3 mentre sale quella delle imprese, da 93,2 a 95,3.
Un dato, quello delle imprese, che per l’Istat è trainato dal comparto dei servizi di mercato, dove si registra un generale miglioramento delle opinioni degli imprenditori, soprattutto rispetto al settore dell’informazione e comunicazione e a quello dei servizi alle imprese e altri servizi. L’indice di fiducia dei consumatori invece diminuisce per il terzo mese di fila, seguendo una dinamica negativa che, spiega l’istituto, “riflette un deterioramento delle attese sia sulla situazione economica generale (comprese le attese sulla disoccupazione) sia su quella personale; in peggioramento anche le opinioni sul bilancio familiare e quelle sull’opportunità di risparmiare nella fase attuale”.

“Una gelata sui consumi di Natale”, osserva Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori che, teme il rischio di festività “in bianco sul fronte delle spese”. La componente relativa alle opportunità di acquistare beni durevoli, ossia i beni che si comperano tipicamente a Natale, ha un rimbalzo ma, avverte Dona, “il recupero è talmente impercettibile, 0,3 punti, che dopo essere precipitata a novembre da -60,6 a -71, oltre 10 punti percentuali in meno, non può indurci all’ottimismo”.
Per il Codacons, la ragione è da ricercare nella legge di bilancio: “Le misure inserite dal governo non hanno pienamente convinto le famiglie, che evidenziano un generale pessimismo sul futuro della nostra economia”, commenta il presidente, Carlo Rienzi. Quello che manca in questo momento, sostiene, è un “impegno reale sul fronte dei prezzi, che dopo due anni di inflazione alle stelle continuano a salire in settori chiave come gli alimentari, e misure efficaci sul fronte della difesa del potere d’acquisto dei cittadini”.

Tra i consumatori, l’Istat evidenzia un peggioramento soprattutto delle attese sulla situazione economica del Paese e di quelle sulla disoccupazione, che si riflette in un calo del clima economico (da 97,8 a 96,1) e di quello futuro (da 93,8 a 93,3). Invece, il clima personale registra un lieve aumento (da 96,2 a 96,4) e il clima corrente rimane sostanzialmente stabile (da 98,7 a 98,6).

Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia diminuisce nell’industria (nella manifattura cala da 86,5 a 85,8 e nelle costruzioni flette da 101,5 a 100,9) mentre aumenta nei servizi, seppur con intensità diverse tra i comparti: in particolare, l’indice sale decisamente nei servizi di mercato (da 93,9 a 99,6) mentre nel commercio al dettaglio registra un incremento marginale (l’indice passa da 106,8 a 106,9).

Quanto alle componenti degli indici di fiducia del settore industriale, nella manifattura migliorano solo le attese di produzione e nelle costruzioni peggiorano entrambe le variabili. Passando al comparto dei servizi di mercato, si osserva un’evoluzione positiva di tutte le componenti dell’indicatore; invece, nel commercio al dettaglio i giudizi sulle vendite migliorano ma le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo e le attese sulle vendite diminuiscono.

Elena Fois

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