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Le imprese europee con meno di 5.000 dipendenti vedono nelle azioni necessarie a contrastare il cambiamento climatico una reale opportunità economica, ma ritengono di non disporre dei fondi necessari per agire, secondo quanto emerge dalla terza edizione del barometro del fondo europeo Argos Wityu e della società di consulenza BCG, pubblicato martedì. Secondo un sondaggio condotto su 700 piccole e medie imprese e imprese di dimensioni intermedie in sette paesi europei, l’85% ritiene che il cambiamento climatico possa essere un vettore di crescita, con un aumento di 18 punti percentuali rispetto al 2024. La riduzione dei gas a effetto serra rimane la priorità degli intervistati con il 77% dei voti (+3 punti). Da segnalare la crescente volontà di agire a favore dell’economia circolare e del riciclaggio con il 59% (+17 punti). Al contrario, la volontà delle imprese intervistate di proteggere e ripristinare la biodiversità è in calo di sette punti (20%).
Secondo lo studio, il principale ostacolo all’azione è la mancanza di fondi: il 61% (+17 punti rispetto al 2024) ritiene che queste spese siano troppo onerose per loro date le risorse disponibili e il 52% (+15 punti) definisce questo investimento “incerto”. Ora il 48% delle aziende investe nella decarbonizzazione e il 32% lo fa con un “piano strutturato”, una quota triplicata dal 2023. Lo studio rivela inoltre che il 60% delle imprese sostenute da un fondo investe nella transizione ecologica. L’analisi conferma una reale preoccupazione delle imprese intervistate per la transizione ecologica: l’88% la considera “importante” o “critica”, con un aumento di tre punti rispetto al 2024. Tra i sette paesi di riferimento dello studio, sono la Germania (+21 punti) e l’Italia (+18 punti) dove la quota di Pmi-Eti che investono nella decarbonizzazione è aumentata maggiormente nel 2025.
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