Meloni striglia Ue: “Rimuova dazi interni”. Orsini propone New Generation per industria

Un piano industriale straordinario per rilanciare l’economia italiana ma soprattutto europea, perché “Italia ed Europa devono andare avanti insieme”. Partendo innanzitutto dalla rimozione “di quei dazi interni” di cui la stessa Europa si è dotata. E’ un monito a Bruxelles quello che arriva dalla platea degli industriali, riuniti a Bologna per l’assemblea di Confindustria.

Tutti i rappresentanti del governo sono seduti nella prima fila del teatro EuropAuditorium, compresa la premier Giorgia Meloni che approfitta della presenza della presidente del Parlamento europea Roberta Metsola per chiedere che “l’Europa abbia il coraggio di rimuovere quei dazi interni che si è autoimposta in questi anni”. La presidente del Consiglio ringrazia comunque Metsola secondo cui “il Parlamento europeo è dalla nostra parte. Sarò onesta – dice -, questo dipende dalle maggioranze che si formano di volta in volta, ma sicuramente tu sei stata dalla nostra parte e sei dalla nostra parte”.

Il primo affondo alle politiche europee arriva però dal presidente Emanuele Orsini che nella sua relazione tocca alcuni temi ricorrenti nella narrazione confindustriale: sbagliato e da rivedere lo stop al 2035 del motore endotermico, timori sulle norme Ue sul packaging, no alla politica del riuso a scapito del riciclo. Per Orsini il patto di Stabilità e crescita rischia di diventare un patto per il declino dell’Europa perché “non è possibile che l’unica eccezione per sforarlo” sia relativa alla spesa per la difesa. “L’amara verità – ammette il numero uno di Viale dell’Astronomia – è che oggi sia l’Europa sia il nostro Paese affrontano un rischio concreto di deindustrializzazione, aggravato dalla guerra dei dazi, ma alimentato da un pregiudizio anti-industriale”. Comprendiamo, quindi, “che l’Europa debba spendere di più e meglio per la propria difesa. Ma la guerra commerciale va affrontata con la stessa determinazione e con investimenti straordinari altrettanto necessari”. Da qui la proposta di un Piano industriale straordinario e unico europeo che deve essere basato su due leve: gli investimenti “per sostenere la capacità innovativa dell’industria, da realizzare con il contributo delle risorse pubbliche e private”. Per attivarlo però serve “un New generation EU per l’industria e un mercato dei capitali realmente unico e integrato”. La seconda leva sono le regole “per rimettere al centro la competitività, l’abbattimento degli oneri burocratici e l’unione tra le tre dimensioni della sostenibilità (economica, sociale e ambientale)”.

Metsola non si lascia intimidire e ricorda agli industriali italiani che ”l’Europa è al vostro fianco, il Parlamento che presiedo è un vostro alleato: siamo da parte dell’industria e delle famiglie che lavorano duramente, dalla parte di chi è pronto a rischiare per rafforzare l’Europa”. Nel suo intervento ammette che il ruolo dell’Europa sia di “rendere le cose più facili e agili”, abbattendo “le barriere, non alzare ostacoli, offrire soluzioni, non diventare essa stessa parte del problema”.

Per la presidente del Consiglio, “in un contesto di instabilità sui mercati internazionali”, con Donald Trump che minaccia di colpire l’Ue con dazi doganali del 50%, l’Europa deve avere il coraggio di rimuovere quegli standard “autoinflitti”. E aggiunge: “Il rilancio del mercato unico europeo è una priorità che la può mettere al riparo da scelte protezionistiche di altre nazioni”. Il riferimento è ai costi per le imprese generati dalle normative europee, in particolare quelle legate alla lotta al riscaldamento globale, che Meloni considera “un’iper-regolamentazione che ha soffocato il nostro sviluppo”. La premier critica in particolare le norme imposte alle case automobilistiche in materia di emissioni di CO2, che gli eurodeputati avevano già allentato all’inizio di maggio, ma non per i “veicoli pesanti”, ricorda. Alla fine di febbraio la Commissione europea ha presentato anche il suo disegno di legge omnibus, una serie di misure volte a semplificare i testi sociali e ambientali applicabili alle imprese, in particolare il Green Deal europeo. “La Commissione ha avviato un percorso – ammette Meloni – ma il cambio di passo deve essere sostanziale”. Basta un solo dato: secondo il Fondo monetario internazionale, “il costo medio di vendita delle merci tra gli Stati dell’Unione Europea equivale a dazi doganali pari a circa il 45%, rispetto al 15% degli Stati Uniti . Per non parlare dei servizi, dove la tariffa media stimata arriva al 110%. Non può essere sostenibile” “. E proprio sul rapporto “fondamentale” tra Ue e Usa, Meloni precisa che “per mantenere la forza dell’Occidente, i nostri destini sono interconnessi”.

Valentina Innocente

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