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Cresce il fronte mondiale pro-nucleare: 31 Paesi vogliono triplicare capacità di produzione

Cresce il fronte mondiale pro-nucleare. Durante la Cop29 in corso a Baku, in Azerbaigian, sei nuovi Paesi hanno firmato un impegno storico per triplicare la capacità di produzione atomica globale entro il 2050. L’iniziativa era nata originariamente alla Cop28 di Dubai da 22 Paesi. Con i sei nuovi firmatari – El Salvador, Kazakistan, Kenya, Kosovo, Nigeria e Turchia – il numero complessivo di Paesi aderenti alla dichiarazione sale a 31. Il nucleo originario era composto da Armenia, Bulgaria, Canada, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Ghana, Ungheria, Giamaica, Giappone, Repubblica di Corea, Moldavia, Mongolia, Marocco, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Ucraina, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti.

L’accordo mira a potenziare la capacità nucleare mondiale, che dovrà crescere di circa 750 GW rispetto ai livelli del 2020. Questo obiettivo ambizioso, che supera le attuali previsioni di crescita, è supportato da un crescente consenso internazionale, con il sostegno di alcune delle principali banche e istituzioni finanziarie globali. A settembre, infatti, 14 grandi istituzioni finanziarie, tra cui Bank of America, Barclays, Goldman Sachs e Citi, hanno espresso il loro appoggio alla dichiarazione durante la Climate Week di New York. Sama Bilbao y León, direttore generale della World Nuclear Association, ha sottolineato che il settore nucleare sta ottenendo sempre più l’attenzione di investitori e grandi aziende tecnologiche. “Il nucleare può ora contare sulle più grandi banche del mondo per sostenere la crescita dell’industria nucleare“, ha affermato, evidenziando l’aumento del supporto pubblico e privato per questa fonte energetica. Gli analisti di S&P Global Commodity Insights stimano che la capacità nucleare globale crescerà del 58% entro il 2050, con la Cina e gli Stati Uniti che, secondo le previsioni, rappresenteranno oltre la metà della capacità totale.

La dichiarazione dei 31 Paesi sottolinea la necessità di sviluppare nuovi reattori, come i piccoli reattori modulari e altre tecnologie avanzate, per rispondere alla crescente domanda di energia e alle sfide della decarbonizzazione, incluse applicazioni come la produzione di idrogeno e combustibili sintetici. Un altro punto cruciale della dichiarazione è l’impegno a includere l’energia nucleare nelle politiche di prestito delle principali istituzioni finanziarie internazionali, come la Banca Mondiale, per supportare i Paesi in via di sviluppo nel loro percorso verso una maggiore produzione di energia nucleare. Inoltre, l’iniziativa riconosce l’importanza di estendere la durata di vita dei reattori esistenti, assicurando che i Paesi già dotati di impianti nucleari possano continuare a beneficiarne nel lungo periodo.

Tra i nuovi firmatari, nessuno dei Paesi gestisce attualmente centrali nucleari, ma alcuni hanno già avviato progetti significativi. La Turchia, ad esempio, sta collaborando con la Russia per la costruzione del suo primo impianto nucleare ad Akkuyu, che prevede una capacità totale di 4,5 GW. El Salvador ha recentemente istituito un’agenzia federale per lo sviluppo dell’energia nucleare e ha firmato un accordo con la Commissione nazionale per l’energia atomica dell’Argentina per accelerare il proprio programma nucleare. Il Kazakistan, già il maggiore produttore mondiale di uranio, ha manifestato interesse per lo sviluppo di impianti nucleari, così come il Kenya e la Nigeria, che vedono nel nucleare una risposta per la produzione di elettricità e la desalinizzazione dell’acqua.

Valentina Innocente

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