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Gas, l’inverno 2023-2024 rischia di essere peggiore del prossimo

“Pensiamo che nel 2023 i mercati resteranno condizionati da una scarsità di gas che incrementerà e credo che i prezzi dell’elettricità resteranno tesi e alti”, diceva qualche settimana fa Francesco Starace, ceo del gruppo Enel. “Serve un’operazione trasparenza: la sostituzione del gas russo non si può portare avanti nell’arco di un anno”, sosteneva Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-commodity, a Gea. In una intervista a T-Online, Klaus Muller, presidente dell’authority delle reti in Germania avverte: “Potrebbero esserci momenti nei prossimi mesi in cui dovremo attingere di più allo stoccaggio del gas. Questo può avere rapidamente un impatto sul prossimo anno. È tanto più importante che tutti capiscano: non si tratta solo di un inverno, ma almeno di due. E l’inverno successivo potrebbe essere ancora più difficile“, fa presente il numero uno dell’Arera tedesca.

Questo “perché i nostri serbatoi di stoccaggio potrebbero essere più vuoti in primavera rispetto a quest’anno, a seconda di come finirà questo periodo di riscaldamento. Dobbiamo quindi risparmiare molto gas per almeno un altro anno. Per dirla senza mezzi termini: saranno almeno due inverni duri. Nel secondo inverno – conclude Muller – sarà molto difficile per tutti noi risparmiare di nuovo gas ed energia“.

I prezzi del gas sulla piattaforma di Amsterdam, infatti, saranno sui massimi fino a tutto il 2023. Il tema è che il risparmio del 15% sui consumi di gas, imposti dalla Commissione Ue, probabilmente non sarà sufficiente per soddisfare la domanda europea fino al prossimo marzo. Infatti, il riempimento delle riserve al 90% coprirebbe appena il 40% dei consumi.

Tuttavia, sfruttando anche al massimo gli stoccaggi per evitare razionamenti pesanti, cosa resterà come riserva per l’inverno successivo se il flusso dalla Russia funzionerà sempre al 20% delle proprie capacità? L’Italia, e non solo, hanno fatto il giro del mondo per accaparrarsi nuove forniture: dall’Azerbaigian, via Tap, dall’Algeria, via Transmed, dagli Usa, via navi rigassificatore, dall’Angola e dal Mozambico, sempre via mare. Poi però serviranno due impianti capaci di trasformare il Gnl da liquido a gassoso: Piombino e Ravenna, oltre ai già tre rigassificatori esistenti. I numeri tuttavia restano impietosi. Dalla Russia arrivavano in media 29 miliardi di metri cubi l’anno. Considerando i nuovi rifornimenti siglati da Draghi e dall’Eni, manca all’appello più o meno metà del vecchio approvvigionamento in vista del 2023, con l’aggrevante degli stoccaggi esauriti.
Come sostiene il tedesco Muller, l’inverno 2023 rischia di essere peggio del prossimo. A meno che non scoppi la pace fra Russia e Ucraina…

Giulia Proietto Billorello

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