“Il Senato è impegnato con la legge delega che confido dovrebbe essere approvata definitivamente entro la pausa estiva, quindi entro i primi giorni d’agosto, e questo è il primo passo. Esprimo un solo rammarico. Essendo una legge delega, essendo un qualcosa che riguarda il prossimo decennio e avendo sempre chiesto di fare valutazioni nel merito, mi spiace che ci sia un’opposizione politica perché, mentre si giustifica per alcune forze che vogliono la cosiddetta decrescita felice, quindi legittimo diritto per chiunque di chiedere di diventare più poveri, io per i miei nipoti voglio che siano se non più ricchi, almeno come noi, e quindi su quello lo giustifico”. Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, è molto diretto nell’esplicitare il concetto in una intervista concessa a GEA. Anche perché il ritorno al nucleare di ultima generazione è il cavallo di battaglia del suo mandato ministeriale, una sorta di eredità da lasciare ai posteri. “Non giustifico altre forze politiche che hanno detto no a un qualcosa che, poi, peraltro sarà operativamente gestito dai futuri governi: la prossima legislatura e ancora la successiva, perché la prossima legislatura sarà ’27-’32 se dura cinque anni, quindi in questo momento stiamo parlando di attività che riguarderanno gli anni ’32, ’33, ’34”.
Pichetto è consapevole che non sarà facile mettere insieme tutti i puntini ma ha intenzione di provarci fino in fondo. E di controbattere colpo su colpo. Prova ne sia il messaggio che spedisce con posta certificata al Nobel Giorgio Parisi, latore di critiche mirate sui costi eccessivi del nucleare in una audizione in Commissione Ambiente. Anche in questo caso il messaggio del ministro è diretto e appuntito: “Gli scienziati facciano gli scienziati, gli economisti facciano gli economisti. Ho letto che ci sono scienziati che hanno fatto valutazione di costo, ma io non scendo a fare valutazioni di scienza nel particolare, la laurea ce l’ho in economia e non in fisica e non ho nemmeno premi Nobel. Però un minimo di fondamento di matematica ce l’ho e pertanto due conti li so fare”.
Il punto, secondo il tenutario dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, non è concentrarsi solo sul nucleare ma ‘anche’ sul nucleare. “Dobbiamo aumentare tanto le rinnovabili, perché abbiamo l’obiettivo di decarbonizzazione. Quindi possiamo aumentare tantissimo eolico, tantissimo fotovoltaico, con tutte le cautele rispetto ai territori, perché ad ogni eolico nascono tre comitati contro e anche ad ogni fotovoltaico”, sottolinea. E rincara sul fatto che dobbiamo “aggiungere, integrare tutto questo con qualcosa che mi permette di essere regolabile, e di regolabile in questo momento abbiamo essenzialmente il termoelettrico, ma mi pare che sul termoelettrico ci sia da parte di tutti una visione di proiezione, fra qualche decennio, di superamento. Quindi si tratta solo realisticamente di tenere i piedi per terra, e quello che è il disegno del governo è quello di integrare con il nuovo nucleare, che peraltro è il percorso che stanno portando avanti quasi tutti i Paesi del mondo, non solo gli industrializzati”.
Anche perché il nucleare è più economico del fotovoltaico, argomenta il ministro. “Il fotovoltaico dura 20, 25 anni. Il nucleare, con la carica, mi dura 60. Quindi, il calcolo dell’ammortamento lo devo fare sui 60. Non devo vedere il costo attuale, devo vedere anche quello che è il vero costo. Devo fare due righe di conti, altrimenti sparo dei numeri a caso. Ecco perché io ritengo che sia anche più conveniente. Poi, tanto per dirla tutta, ma vogliono proprio perderci i francesi nel venderlo a 70 euro al megawattora? Sono così matti da perderci? Gli spagnoli? Altrettanto”.
Con l’Unione europea ci sarà poi da sciogliere il nodo degli Ets, osteggiati da Confindustria e dalle associazioni di settore. E Pichetto argomenta: “Io non ho mai pensato di togliere l’Ets. L’Ets è dal 2006, 2005 che va avanti, ha avuto una funzione, non deve essere una tassa. Quello che però denuncio, e continuo a denunciare, è che a causa di questo perverso criterio di determinazione del prezzo, che ci ha fatto godere in certi periodi, i nostri 2,5-3 miliardi di Ets su quei 120 terawattora diventano 8-9 miliardi. Quindi gli italiani, imprese o privati, pagano 8-9 miliardi di prezzo dovuto a un sistema di calcolo” Con l’impennata dei prezzi di petrolio e soprattutto gas la situazione va monitorata: “Per forza dobbiamo fare qualcosa. Perché se il prezzo rimane 51, 52 euro com’è la quotazione, se rimane così, per forza dobbiamo intervenire. Perché altrimenti abbiamo un deficit, cioè abbiamo uno scompenso di competitività Paese, solo per il nostro sistema produttivo, che non è reggibile”.
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