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Vienna dice stop al gas russo: si pompano le acque reflue per riscaldarsi

Tubi nuovissimi trasportano le acque reflue attraverso tre enormi pompe di calore nell’impianto più potente del suo genere in Europa, capace di riscaldare fino a 56.000 abitazioni. Vienna sta sperimentando una soluzione a basse emissioni di carbonio per ridurre la dipendenza dal gas russo. Le vecchie caldaie sono scomparse: qui l’inquinante combustibile fossile è sostituito da una risorsa proveniente dal vicino impianto di trattamento delle acque reflue e valorizzata dalla centrale idroelettrica.
“100% locale e rinnovabile”, spiega la responsabile del progetto Linda Kirchberger, che lavora per Wien Energie, il principale fornitore di energia della capitale austriaca di quasi 2 milioni di abitanti. “Usiamo le pompe per prelevare sei gradi dalle acque reflue e reimmetterle” nei 1.300 chilometri di tubature per il riscaldamento che corrono sotto la città, rendendola una delle reti più grandi del continente, dice l’esperta.

Vienna sta vincendo su tutti i fronti: sta riducendo la sua ancora forte dipendenza dagli idrocarburi acquistati dalla Russia in guerra con l’Ucraina, diversificando al contempo le fonti di approvvigionamento. Oltre il 40% del consumo finale di energia per il riscaldamento e l’acqua calda nella città è ancora coperto dal gas naturale, secondo i dati ufficiali pubblicati dal Comune sul suo sito web. Da qui al 2027, un totale di 112.000 abitazioni saranno collegate al nuovo sistema, in funzione da dicembre. Gli impianti personalizzati sono stati forniti da una fabbrica in Francia appartenente all’azienda americana Johnson Controls.

Sebbene le pompe di calore domestiche siano più conosciute (utilizzano il calore dell’aria) e siano sovvenzionate in alcuni Paesi come la Germania e la Francia, possono essere installate anche su scala molto più ampia. Anche altre città europee stanno puntando su questa innovazione, che si basa su “una nuova fonte di energia che si trova in abbondanza sotto i nostri piedi in ogni area urbana”, sottolinea l’esperto Florian Kretschmer, dell’Università di Vienna per le risorse naturali e le scienze della vita (BOKU).

Le acque reflue sono dunque il nuovo oro nero? In ogni caso, il loro recupero è già una prassi comune nell’Europa settentrionale e in Svizzera, e l’acqua reimmessa nel fiume dopo essere stata ridotta di qualche grado diventa un vantaggio, sullo sfondo del riscaldamento globale.

A fare da sfondo a questo investimento iniziale di 70 milioni di euro a Vienna, deciso quattro anni fa, è il riconoscimento nel 2018 da parte dell’Unione Europea – di cui l’Austria fa parte – delle acque reflue come fonte di energia rinnovabile. Lars Nitter Havro, analista di Rystad Energy, sottolinea che “l’Europa ha compiuto progressi significativi in termini di soluzioni di riscaldamento sostenibili”, fondamentali nella lotta ai cambiamenti climatici. Ma “il recupero del calore dalle acque reflue per il riscaldamento collettivo è ancora agli inizi” e, per essere redditizia, questa tecnologia deve essere utilizzata per migliaia di abitazioni. L’analista sottolinea che quasi la metà delle abitazioni nell’Ue è alimentata da combustibili fossili e il riscaldamento genera attualmente circa 4 miliardi di tonnellate di CO2, circa l’8% di quelle globali.

“È chiaro che dobbiamo rivedere il nostro sistema energetico per raggiungere l’indipendenza”, osserva Linda Kirchberger, facendo eco agli sforzi dei Paesi dell’Ue per ridurre la loro domanda di gas, in particolare dalla Russia, di fronte allo shock del conflitto in Ucraina. Con questo nuovo impianto, Vienna compie un primo passo verso “un approvvigionamento sicuro, che garantirà anche la stabilità dei prezzi”, un aspetto importante alla luce della recente impennata dei costi che ha scosso l’Europa.

Elena Fois

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